Terrore a Talenti: donna sequestrata in auto da un uomo armato di accetta

21/03/2026

Le strade solitamente tranquille del quartiere Talenti sono diventate, in una manciata di minuti, lo scenario di un crimine che sembra uscito da un film thriller, lasciando una donna di cinquant’anni in uno stato di shock profondo. Tutto ha avuto inizio un mercoledì sera all’altezza del White Cafè, in via Nomentana, un punto di ritrovo abituale per i residenti della zona. La vittima, terminata la sua giornata, si era avvicinata alla propria vettura con la semplice intenzione di rincasare, del tutto ignara del fatto che, nell’oscurità dell’abitacolo, si fosse già introdotto un uomo pronto a tenderle un agguato.

Non appena la donna si è seduta al posto di guida, l’aggressore si è palesato in modo brutale: era incappucciato e stringeva tra le mani un’accetta, un’arma rudimentale ma devastante. Di fronte al tentativo di opposizione della vittima, il malvivente ha risposto con minacce dirette, utilizzando l’ascia per ribadire il proprio controllo sulla situazione e costringendo la donna a partire. L’ordine impartito era agghiacciante nella sua assurdità: guidare senza una meta precisa, vagando per le vie del quartiere sotto la costante minaccia di una lama pronta a colpire. Questo sequestro lampo è durato circa 30 minuti, un tempo che per la vittima deve essere apparso infinito, sospesa tra il terrore di un gesto inconsulto e la necessità di assecondare il suo carceriere.

Un ruolo provvidenziale in questa vicenda è stato giocato da un cameriere del bar, il quale ha notato movimenti sospetti attorno all’auto. L’impiegato ha riconosciuto l’uomo, descrivendolo come un soggetto dal temperamento violento che frequentava saltuariamente il locale, e ha visto chiaramente la dinamica del rapimento. Senza esitare, ha allertato il numero unico di emergenza 112, permettendo l’invio immediato delle volanti del commissariato Villa Glori. Nonostante i posti di blocco istituiti tempestivamente in tutto il quadrante, l’aggressore era inizialmente riuscito a dileguarsi, lasciando la vittima libera, ma in preda a una crisi di panico così violenta da richiedere l’intervento di un’ambulanza.

Una volta al sicuro, la donna ha fornito la sua testimonianza agli investigatori, ricostruendo i momenti di puro terrore vissuti all’interno della vettura. Gli inquirenti hanno concentrato le ricerche nel quartiere, partendo dall’analisi accurata dei sistemi di videosorveglianza del bar di via Nomentana. Dalla visione dei filmati è emersa la svolta decisiva: le telecamere avevano ripreso l’uomo poco prima dell’aggressione mentre consumava una bibita all’interno del locale. Un secondo dipendente del bar ha confermato che si trattava di un cliente assiduo, fornendo indicazioni preziose sulla zona in cui abitava, sempre all’interno del quartiere Talenti. Quando gli agenti hanno raggiunto l’abitazione indicata, l’uomo ha impiegato diversi minuti prima di aprire la porta, tentando di giustificarsi affermando di essere stato sorpreso nel sonno e di non aver sentito il campanello. Tuttavia, la successiva perquisizione domiciliare ha stracciato ogni alibi.

Nascosta in un angolo della casa, la polizia ha infatti rinvenuto una borsa che conteneva esattamente il cappuccio e l’accetta descritti dalla vittima, la quale ha poi riconosciuto entrambi gli oggetti senza alcuna esitazione. L’uomo, un italiano di circa sessant’anni con una fedina penale segnata da precedenti per rissa, lesioni e maltrattamenti in famiglia, è stato arrestato con l’accusa di porto illegale di arma e minacce aggravate. Sebbene il sospettato non abbia voluto fornire spiegazioni sul movente, gli inquirenti restano convinti che l’obiettivo finale fosse l’estorsione di denaro. Il ricordo più vivido per la cinquantenne resta però la sensazione di imminente tragedia vissuta durante il sequestro: «Ho creduto di morire. Quell’uomo ha detto che mi avrebbe colpito con l’accetta che teneva in pugno».

M.M.

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