
Roma, ex-nazionale di tuffi condannato per stalking all’ex-fidanzata
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto il mondo dei tuffi azzurri si è conclusa nelle aule di piazzale Clodio con una sentenza di condanna in primo grado per Andreas Larsen Sargent. L’atleta, classe 1999, nato a Copenaghen e protagonista della nazionale italiana fino alle recenti Olimpiadi di Parigi, è stato giudicato colpevole del reato di stalking ai danni della sua ex fidanzata, anche lei tuffatrice della selezione giovanile italiana. Il giudice ha stabilito una pena di un anno di reclusione, disponendo la sospensione della stessa a una condizione precisa: l’imputato dovrà intraprendere e portare a termine un percorso di recupero presso centri specializzati per uomini maltrattanti. La decisione arriva al termine di un dibattimento che ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di ossessioni, pedinamenti e violenze fisiche consumatesi tra i bordi delle piscine romane e l’abitacolo di un’auto.
Il legame tra i due giovani era nato nel 2021 presso il centro sportivo dell’Acqua Acetosa, un luogo che per la vittima era diventato nel tempo fonte di angoscia anziché di crescita agonistica. La ragazza, che all’inizio della relazione aveva appena 16 anni, si era sentita inizialmente lusingata dalle attenzioni di un collega più grande e già affermato a livello internazionale. Tuttavia, quel sentimento si è trasformato rapidamente in una forma di controllo totale. Secondo le testimonianze raccolte durante il processo, Larsen Sargent pretendeva di conoscere in tempo reale ogni spostamento della compagna, richiedendo costantemente foto e video come prova della sua posizione. Una gelosia patologica che non risparmiava nemmeno i momenti di allenamento, come quando un semplice sguardo della giovane verso i compagni in vasca aveva scatenato l’ira dell’imputato.
I dettagli emersi dalle dichiarazioni della vittima descrivono episodi di brutale aggressività. In una circostanza, durante una lite scoppiata proprio per motivi di gelosia, l’uomo avrebbe reagito con violenza fisica inaudita. La giovane ha ricordato in aula quei momenti drammatici: «Una volta, durante una scenata di gelosia, mi aveva sbattuto la testa contro il volante». Il trauma era stato tale da farle temere la rottura del setto nasale, ma l’aggressore l’aveva costretta a indossare una mascherina per celare i segni del maltrattamento. In un altro episodio avvenuto all’interno degli spogliatoi, la furia del tuffatore si era spinta fino a strapparle le unghie. Questi comportamenti non erano sfuggiti ai testimoni presenti nel centro sportivo, i quali hanno confermato in tribunale di aver assistito a diverse scene di prevaricazione e insulti.
Nonostante la rottura definitiva del rapporto avvenuta nel luglio del 2022, le condotte persecutorie non si erano interrotte. Larsen Sargent aveva continuato a tempestare la ex di chiamate e messaggi quotidiani, arrivando a molestarla fuori dalla piscina mentre lei attendeva l’arrivo della madre. La situazione era diventata talmente insostenibile da spingere la ragazza a prendere una decisione drastica per la propria vita e carriera: cambiare società sportiva e trasferirsi negli Stati Uniti per ritrovare la serenità perduta. L’atleta, dal canto suo, aveva provato a difendersi sostenendo che la sua presenza in piscina dopo la fine della storia fosse legata esclusivamente agli allenamenti, pur ammettendo di aver utilizzato espressioni pesanti di cui si è detto vergognato. Tale difesa non ha però convinto i magistrati, che hanno accolto la tesi dell’accusa secondo cui certi comportamenti non possono essere derubricati a semplice gelosia. La carriera sportiva di Larsen Sargent ha subito un colpo definitivo già nel gennaio 2025 con la sospensione del tribunale federale, portandolo alla decisione di abbandonare l’attività agonistica.
M.M.