Report dell’Intelligence: con la guerra all’Iran, cresce il rischio terrorismo

05/03/2026

Il 2026 si delinea come un anno di profonda trasformazione per la sicurezza del continente europeo, con un aumento del rischio terrorismo dovuto all’escalation del conflitto in Medio Oriente. La nuova relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, intitolata “Governare il cambiamento”, è stata presentata ieri alla Camera alla presenza del sottosegretario Alfredo Mantovano e dei vertici delle agenzie DIS, AISE e AISI. Il documento, lungo oltre 170 pagine, introduce una chiave di lettura innovativa: la tecnologia non è più solo un ambito di intervento, ma il prisma attraverso cui leggere ogni dinamica geopolitica, economica e sociale. Per la prima volta, l’intelligence italiana ha integrato nella propria relazione cinque esercizi di analisi previsionale condotti tramite intelligenza artificiale, utilizzati per delineare scenari complessi come i potenziali conflitti tra Russia e Nato o le proiezioni future dei flussi migratori.

La scelta di porre l’innovazione al centro della strategia è stata motivata dal direttore del Dis, Vittorio Rizzi, il quale ha sottolineato come la tecnologia rappresenti al tempo stesso una risorsa e un punto di debolezza per le nazioni libere. Il contesto è reso ancora più precario da un numero record di conflitti armati attivi, sessantuno in totale, il dato più alto registrato dal 1946. In questo scenario, la Federazione Russa rimane l’osservata speciale: gli analisti prevedono che, in assenza di un accordo di pace in Ucraina, Mosca continuerà a puntare su attacchi non convenzionali e su quella che viene definita “minaccia ibrida”, un mix letale di cyber-offensive e campagne di disinformazione.

Parallelamente al fronte est, l’intelligence monitora con estrema attenzione l’instabilità nel Medio Oriente. Sebbene la relazione non includa gli ultimissimi sviluppi nel Golfo, evidenzia come le tensioni legate all’Iran abbiano innalzato il rischio terroristico in tutta l’Unione Europea, con una particolare attenzione ai target legati a Israele e Stati Uniti. Un fenomeno preoccupante è quello della radicalizzazione giovanile online: i dati mostrano un incremento shock del 285% delle operazioni di polizia che coinvolgono minori tra il 2023 e il 2025. Come spiegato da Rizzi, in questi contesti “non prevale la matrice ideologica ma la fascinazione per la violenza”, spesso veicolata attraverso comunità digitali e modalità ludiche di reclutamento. Il sottosegretario Mantovano ha confermato che la minaccia di matrice sciita e iraniana verso l’Europa è elevata, ma ha rassicurato sulla capacità delle istituzioni italiane di fronteggiarla con strumenti adeguati.

Il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, ha ribadito la necessità di una politica più assertiva contro i tentativi di disinformazione e deepfake, orchestrati principalmente da attori russi e cinesi per minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche. Sul fronte interno, il monitoraggio dell’AISI resta massimo per prevenire saldature tra ambienti radicali in occasione delle prossime manifestazioni pubbliche, mentre l’AISE conferma la solidità dei rapporti con le intelligence alleate di Stati Uniti e Israele. Il futuro dell’intelligence italiana sembra dunque orientarsi verso la costruzione di una “soft intelligence”, capace di filtrare l’enorme mole di dati oggi disponibili per intercettare le minacce prima che si manifestino fisicamente sul territorio.

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