La stretta di Fratelli d’Italia contro gli odiatori sui social: basta anonimato e impunità

05/01/2026

Il tempo della tolleranza verso la violenza verbale e le minacce digitali sembra essere giunto al termine, almeno per il partito della premier Giorgia Meloni. Da via della Scrofa parte un’offensiva senza precedenti contro quella che viene definita “l’inerzia dei giganti del web”, rei di non fare abbastanza per arginare la piaga dell’odio online. Al centro della contesa c’è Meta Platforms, la holding di Mark Zuckerberg, accusata di delegare la moderazione dei contenuti ad algoritmi spesso inefficienti, lasciando campo libero a profili fittizi, intimidazioni e vere e proprie minacce di morte rivolte a politici e personaggi pubblici.

Il primo passo concreto di questa strategia porta la firma di Salvatore Deidda, presidente della commissione Infrastrutture della Camera, che ha inviato una dura missiva a Giacomo Lasorella, numero uno dell’Agcom. Nella lettera, Deidda punta il dito contro la mancata applicazione degli standard minimi di vigilanza richiesti dal Digital Service Act (Dsa) europeo. Il deputato meloniano è stato categorico: «È inaccettabile che una piattaforma che trae ingenti profitti dal mercato italiano non garantisca standard minimi di vigilanza, delegando ad algoritmi spesso inefficienti la tutela della dignità umana». La richiesta è chiara: l’apertura di un’istruttoria per verificare se Meta stia realmente adottando misure proporzionate per mitigare i rischi sistemici sui propri servizi in Italia.

Tuttavia, l’azione parlamentare non si ferma alla sola sorveglianza delle piattaforme. Il piano B di FdI, che godrebbe del pieno sostegno di Arianna Meloni, mira a rivoluzionare il concetto stesso di navigazione in rete attraverso la proposta di una “identità certa”. L’idea è quella di introdurre un sistema di certificazione obbligatoria per chiunque voglia interagire sui social network, eliminando lo scudo dell’anonimato e i profili fake che troppo spesso proteggono gli haters. «Stiamo lavorando per certificare che chi naviga su internet abbia un’identità certa. Lanceremo una battaglia in Parlamento affinché le piattaforme introducano una certificazione dell’identità per chi naviga», ha annunciato Deidda in occasione dell’ultimo evento di Atreju.

Questa norma potrebbe confluire in due proposte di legge già all’esame della Commissione Infrastrutture, rispettivamente a firma di Marco Furfaro (PD) e Sara Kelany (FdI). Sebbene nate con sfumature diverse, entrambe puntano a regolare la circolazione di informazioni di rilevanza politica e sociale sulle reti telematiche. La tesi sostenuta da via della Scrofa è che esista una disparità di trattamento inaccettabile tra i media tradizionali e i social: se un giornalista risponde legalmente di ciò che scrive, i giganti della Silicon Valley sembrano godere di una zona franca che la nuova normativa intende cancellare definitivamente.

Nonostante la fermezza dei toni, da Fratelli d’Italia assicurano che non c’è alcuna volontà di scontro ideologico con l’amministrazione statunitense o con Meta stessa. Il dialogo con il colosso americano è descritto come continuo, ma l’obiettivo resta quello di riportare la dignità umana e la correttezza dell’informazione al centro dell’ecosistema digitale. Le prossime tappe saranno decisive: entro la fine del mese sono previste le audizioni dei rappresentanti di Meta e TikTok a Montecitorio. Sarà quello il momento della verità, dove la politica italiana chiederà conto della gestione dei contenuti d’odio e presenterà ufficialmente il conto di una “cura” che promette di cambiare per sempre il volto del web in Italia.

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