
Si attivano le scorte di petrolio per fermare la speculazione
Mentre le tensioni in Medio Oriente continuano ad alimentare un clima di profonda incertezza sulle piazze affari di tutto il mondo, l’Agenzia Internazionale per l’Energia e il G7 hanno deciso di intraprendere una manovra d’urgenza coordinata per cercare di spegnere definitivamente la pericolosa fiammata sui prezzi di petrolio e gas. Questa instabilità rischia infatti di riverberarsi pesantemente sull’economia globale, spingendo verso l’alto l’inflazione e soffocando una crescita già giudicata debole dagli analisti internazionali. L’obiettivo primario di questo intervento, che per ora non è stato pienamente recepito dai listini dopo la timida ripresa di inizio settimana, è quello di rassicurare gli investitori garantendo flussi regolari di energia e riducendo il pericolo di shock prolungati. Il tutto avviene mentre il conflitto in Iran prosegue senza sosta, nonostante le promesse del presidente americano Donald Trump su una risoluzione rapida delle ostilità.
In questo scenario critico, l’Aie ha stabilito di iniettare sul mercato 400 milioni di barili di petrolio attraverso un rilascio coordinato delle scorte strategiche accumulate dai suoi Paesi membri. Si tratta di una decisione senza precedenti, motivata dal timore di un’interruzione prolungata dei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo vitale per il transito del greggio mondiale. Secondo le analisi fornite da Goldman Sachs, un rilascio di tale portata potrebbe compensare circa dodici giorni di esportazioni perdute, contribuendo a calmierare i prezzi di circa 7 dollari al barile. Una visione leggermente diversa è stata espressa dal presidente francese Emmanuel Macron, il quale ritiene che questa quantità corrisponda a circa 20 giorni di volumi solitamente esportati attraverso lo stretto. Proprio sotto la presidenza francese, i leader del G7 si sono riuniti in videoconferenza, coinvolgendo anche Donald Trump, per definire una risposta internazionale univoca.
Durante il vertice, i capi di Stato hanno ribadito la necessità assoluta di ripristinare la piena libertà di navigazione in un punto geografico dove, secondo i dati di Intesa Sanpaolo, passa oltre il 32% del greggio mondiale e circa un quarto delle forniture globali di gas. Sia dalla Casa Bianca che dall’Eliseo sono giunti segnali riguardanti possibili missioni militari per proteggere i traffici marittimi, sebbene le impostazioni strategiche sembrino divergere tra i due alleati. Tra le misure discusse figura anche il rafforzamento del tetto massimo al prezzo del petrolio per limitare le entrate della Russia. Nonostante queste manovre, i prezzi internazionali restano sotto pressione: il Brent ha chiuso sopra i 92 dollari al barile, mentre il gas al Ttf di Amsterdam ha registrato un incremento del 3,6%, attestandosi sui 49 euro per megawattora.
I singoli Paesi membri si stanno muovendo con tempistiche diverse per dare attuazione alla manovra. La Francia si appresta a liberare 14,5 milioni di barili dalle proprie riserve, specificando che la reintroduzione avverrà «a condizioni di mercato». La Germania ha già avviato le procedure di svincolo, mentre il Giappone metterà in circolazione riserve equivalenti a quindici giorni di consumo interno per mantenere il prezzo della benzina entro i 170 yen al litro. In Italia, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha confermato che si procederà allo sblocco delle riserve di gas in una misura compresa tra il 12 e il 13%. Parallelamente, Trump ha annunciato che preleverà «un po’ di petrolio» dalle riserve strategiche degli Stati Uniti per contrastare l’aumento dei carburanti alla pompa.
L’impatto di questa volatilità sui dati dell’inflazione spaventa non poco gli economisti. Negli Stati Uniti il livello generale dei prezzi a febbraio si è attestato al 2,4%, ma si tratta di rilevazioni che non tengono ancora conto degli effetti della guerra iniziata a fine mese. In Europa, il vicepresidente della Bce Luis de Guindos ha avvertito che l’instabilità energetica introduce nuovi rischi per la pianificazione monetaria, alimentando i timori di una possibile stagflazione. I mercati finanziari hanno reagito con pessimismo: Milano ha guidato i cali europei con una perdita dello 0,9%, mentre lo spread tra Btp e Bund è salito significativamente toccando i 72 punti base. Resta dunque fondamentale la riapertura dei flussi nello Stretto di Hormuz per stabilizzare in modo duraturo il comparto energetico globale.