Rischi per lo Stretto di Hormuz: richiesto l’intervento della Marina

11/03/2026

Il mondo della navigazione mercantile sta attraversando ore di profonda inquietudine, con trentamila marittimi che si trovano attualmente esposti a rischi crescenti, tra cui moltissimi professionisti italiani. Il quadro descritto dagli operatori del settore appare sempre più allarmante con il passare dei giorni, mentre le famiglie a casa restano incollate ai telefoni, seguendo con ansia ogni frammento di notizia che arriva dai quadranti caldi del commercio globale. Un brivido ha percorso le case di molti parenti ieri sera, quando ha iniziato a circolare la notizia che numerose navi hanno deciso di spegnere l’apparato di identificazione automatica, noto come Ais, nel tentativo di rendere i vascelli meno visibili e sfuggire a possibili localizzazioni ostili. Per chi resta a terra, quel piccolo profilo della nave che solitamente appare sulle mappe digitali di monitoraggio rappresenta l’unico cordone ombelicale con i propri cari, e vederlo sparire nel nulla digitale aggiunge angoscia a una situazione già tesa.

In questo clima di incertezza, le grandi associazioni di categoria hanno deciso di rompere gli indugi, chiedendo un intervento deciso da parte delle istituzioni e della Marina Militare. Durante l’evento LetExpo, il presidente di Alis, Guido Grimaldi, ha lanciato un monito severo sulla necessità di mettere in sicurezza i lavoratori bloccati sulle navi. La chiusura dello Stretto di Hormuz, dove transitano mediamente 125 navi ogni giorno, potrebbe avere ripercussioni durature e devastanti per l’intera catena logistica e per il comparto produttivo nazionale. Non bisogna infatti dimenticare che circa il 40% delle merci che circolano nel Mediterraneo passa proprio dai porti italiani, fungendo da hub fondamentale per l’intera Europa. Una crisi prolungata in quell’area non metterebbe solo a rischio l’incolumità fisica degli equipaggi, ma minaccerebbe seriamente gli approvvigionamenti nazionali di gas e petrolio, portando con sé un inevitabile e pesante aumento dei premi assicurativi per il trasporto via mare.

Anche il vertice di Confitarma ha espresso una preoccupazione analoga attraverso le parole del presidente Mario Zanetti, il quale ha indirizzato una lettera urgente ai ministri Guido Crosetto e Matteo Salvini, oltre che alle altre autorità competenti. Zanetti ha voluto richiamare l’attenzione sull’escalation del rischio per il personale impiegato sul naviglio mercantile, evidenziando come lo Stretto di Hormuz rappresenti uno snodo energetico mondiale assolutamente vitale. I dati elaborati dal centro studi dell’associazione parlano chiaro: attraverso questo checkpoint transita quasi il 38% delle esportazioni globali di petrolio trasportate via mare, che equivalgono a un quinto dell’intera offerta energetica del pianeta. Per quanto riguarda l’Italia, il legame con i Paesi del Golfo Persico è strettissimo, considerando che nel 2025 il nostro Paese ha importato oltre 14 milioni di tonnellate di prodotti energetici da quell’area, coprendo più del 13% del fabbisogno nazionale complessivo, con volumi che viaggiano interamente su rotte marittime.

In merito alla gravità della situazione geopolitica, il presidente di Confitarma è stato molto esplicito: «La sicurezza della navigazione e dei marittimi rappresentano priorità assolute per il nostro Paese. In una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche, come quella che stiamo osservando nell’area del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz, è fondamentale garantire il libero svolgimento del traffico mercantile internazionale». Secondo l’associazione, la flotta operata dall’armamento italiano è il pilastro su cui poggia la continuità degli approvvigionamenti energetici e commerciali dell’Italia, e mantenerla operativa è essenziale per non interrompere i flussi del commercio globale. Per questa ragione, Zanetti ha sottolineato come sia diventato prioritario il rafforzamento dei dispositivi di sorveglianza nell’area:a dall’armamento italiano svolge un ruolo essenziale per la continuità degli approvvigionamenti energetici e commerciali del Paese e per mantenere attive le rotte del commercio globale. Per questo riteniamo importante il rafforzamento del dispositivo nazionale di presenza e sorveglianza marittima nell’area, anche attraverso il possibile dispiegamento di unità della Marina Militare, a tutela della libertà di navigazione e degli interessi strategici del Paese».

Mentre il confronto istituzionale prosegue all’interno del Comitato Interministeriale per la Sicurezza Marittima, il tempo stringe per migliaia di lavoratori che continuano a navigare in acque agitate, non solo metaforicamente. L’impegno di Confitarma resta quello di mantenere un dialogo costante con le amministrazioni per garantire che la protezione di chi lavora in mare diventi una realtà concreta e non resti solo un auspicio sulla carta, poiché la stabilità energetica e commerciale del Paese dipende direttamente dalla serenità di quegli uomini e donne che oggi si trovano costretti a viaggiare a luci spente per difendere il proprio futuro.

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