Crisi in Iran: l’ombra della speculazione sul rialzo dei prezzi del carburante

06/03/2026

Il prolungarsi delle tensioni belliche in Medio Oriente continua a proiettare un’ombra pesante sull’economia italiana, innescando un rialzo dei prezzi di carburanti ed energia che mette in stato di massima allerta sia i distributori che i consumatori finali. Con il petrolio Brent che ha quasi raggiunto la soglia degli 85 dollari al barile e il Wti salito a 79,9 dollari, gli effetti ai distributori sono diventati immediatamente tangibili. La benzina in modalità self service ha toccato una media nazionale di 1,72 euro al litro, mentre il gasolio ha registrato un balzo ancora più marcato, attestandosi su 1,815 euro. Tuttavia, i dati medi nascondono picchi molto più preoccupanti denunciati dalle associazioni dei consumatori: nelle aree urbane il costo della verde ha superato i due euro, mentre sulle grandi arterie autostradali si sono toccati vertici di 2,3 euro per la benzina e addirittura 2,5 euro per il diesel.

Davanti a questo scenario, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha manifestato l’intenzione di intervenire con decisione per arginare eventuali manovre speculative: «dobbiamo impedire che la speculazione faccia esplodere i prezzi di energia e generi alimentari», ha dichiarato. Il timore principale dell’esecutivo è che il rincaro dei carburanti trascini con sé i costi della logistica e dei trasporti, provocando una nuova fiammata inflattiva sui beni di prima necessità e sulle utenze domestiche. Per contrastare il fenomeno, sono stati attivati tre fronti istituzionali coordinati. Il ministero delle Imprese ha riunito la Commissione di allerta prezzi, coinvolgendo la Guardia di Finanza per verificare la congruità degli aumenti, mentre l’Arera ha istituito un’Unità di vigilanza energetica per monitorare in tempo reale i mercati del gas, dove il prezzo ha già superato i 50 euro al megawattora ad Amsterdam, e dell’elettricità. Infine, l’Antitrust sta vagliando numerosi esposti per accertare l’eventuale esistenza di cartelli tra i grandi operatori del settore.

Le ripercussioni della crisi si avvertono chiaramente anche sui mercati finanziari, dove le borse europee hanno registrato perdite significative, con Milano che ha lasciato sul terreno l’1,61 per cento. Lo spread tra Btp e Bund è salito a 72 punti base, riflettendo l’incertezza generale del Vecchio Continente. Anche la Banca Centrale Europea osserva con estrema attenzione l’evolversi della situazione; pur mantenendo una posizione di attesa, la presidente Christine Lagarde ha provato a rassicurare gli investitori: «la nostra politica monetaria è ben posizionata: siamo pronti a ogni evenienza». Nonostante le rassicurazioni, il rischio di un nuovo aumento dei tassi per contenere l’inflazione rimane concreto, specialmente se il conflitto dovesse protrarsi ulteriormente, come paventato anche dai vertici della Bundesbank.

Le stime fornite dagli analisti di settore indicano che il peso sulle tasche dei cittadini sarà rilevante, con un incremento medio annuo previsto di circa 369 euro per le sole bollette di luce e gas. In questo clima di incertezza, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha sollecitato un intervento governativo urgente per bloccare le speculazioni finanziarie, definendo i prezzi energetici attuali come insostenibili per il sistema produttivo nazionale. Tra le possibili soluzioni tecniche invocate da più parti compare la riattivazione del meccanismo delle accise mobili, che permetterebbe di utilizzare l’extra-gettito Iva derivante dai rincari per ridurre la tassazione alla pompa. Parallelamente, le opposizioni parlamentari premono per una riforma del mercato elettrico e per una tassazione più incisiva sugli extra-profitti delle grandi compagnie energetiche, ricordando come l’eliminazione degli sconti sulle accise decisa dal governo abbia lasciato i consumatori maggiormente esposti alle oscillazioni dei mercati internazionali.

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