Roma, operazione sicurezza nei locali: posti i sigilli al Piper Club

19/01/2026

L’effetto della strage di Capodanno a Crans Montana si è fatto sentire anche in Italia, con una serie di controlli rigorosi nei locali e a farne le spese, tra gli altri, è stato anche il Piper Club. Questa volta la chiusura non è stata determinata da tensioni o disordini avvenuti nelle aree esterne di via Tagliamento o piazza Mincio, scenari in passato di scontri tra giovani, ma da ciò che gli agenti della Divisione Amministrativa della Questura hanno riscontrato, o meglio non hanno trovato, all’interno delle mura dello storico locale. Il sequestro preventivo disposto dalle autorità nasce infatti da una profonda discrepanza tra la realtà strutturale del club e quanto originariamente previsto nei permessi autorizzativi per l’intrattenimento danzante.

Secondo quanto riportato nel verbale redatto dalle forze dell’ordine, la discoteca presentava una serie di irregolarità che spaziano dalle modifiche agli impianti non dichiarate alla mancanza di certificazioni essenziali per garantire la pubblica incolumità. Particolarmente critici sono apparsi i rilievi riguardanti le vie di fuga e le procedure di evacuazione in caso di emergenza, elementi che oggi assumono una rilevanza ancora più drammatica se si guarda ai recenti fatti di cronaca internazionale, come la tragedia avvenuta nel locale svizzero «Le Costellation» di Crans-Montana. Gli investigatori hanno inoltre evidenziato condizioni igienico-sanitarie ritenute inadeguate e una densità di pubblico significativamente superiore rispetto ai limiti di capienza consentiti dalla legge. Nonostante il clamore suscitato, la Questura ha tenuto a precisare che questa attività di controllo non è una reazione estemporanea a singoli eventi tragici, ma fa parte di una strategia di monitoraggio costante della movida capitolina. I numeri dell’anno appena trascorso confermano questo rigore: nel solo 2025 a Roma sono state chiuse ben diciotto discoteche, mentre oltre duecento provvedimenti sanzionatori hanno colpito diverse attività commerciali risultate non in regola con le norme di sicurezza.

L’operazione che ha coinvolto il club di via Tagliamento non è stata l’unica azione di rilievo degli ultimi giorni. Poco prima del blitz al Piper, le autorità avevano già posto sotto sequestro tre diversi locali situati in un unico stabile in via del Tritone, nel pieno centro storico di Roma. Anche in quel caso le violazioni più gravi riguardavano la sicurezza degli avventori: molte delle uscite di emergenza erano risultate ostruite da «pesanti tendaggi, frigoriferi e arredi», rendendo di fatto impossibile un deflusso rapido in situazioni di pericolo. La stretta sui luoghi del divertimento notturno sembra aver assunto una dimensione nazionale, coinvolgendo diverse città italiane con motivazioni analoghe. A Cremona, ad esempio, il Questore ha firmato la sospensione delle licenze per i locali «Juliette» e «Moma Club», a causa di ripetuti episodi di violenza e pericoli derivanti dall’uso improprio di fiamme libere all’interno della sala. Anche nell’area di Milano, precisamente a Rogoredo, i carabinieri hanno apposto i sigilli a una discoteca dove, oltre alle carenze strutturali, è stato accertato l’impiego di personale non in regola.

Un tema ricorrente in queste ispezioni è infatti la gestione della sicurezza privata, con la scoperta frequente di figure impiegate come «buttafuori» sprovviste dei necessari attestati professionali e, in molti casi, assunte senza regolari contratti di lavoro. Al momento, il futuro del Piper Club rimane legato alla convalida del sequestro da parte dell’autorità giudiziaria. Da parte loro, i gestori dello storico locale hanno manifestato la massima disponibilità a collaborare con le istituzioni per chiarire ogni punto contestato e avviare i necessari interventi di adeguamento.

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