L’export italiano scavalca il Giappone: il Made in Italy vince la sfida dei dazi

03/04/2026

L’economia italiana del 2026 racconta una storia di inaspettata resilienza e di una metamorfosi industriale che sta portando frutti straordinari sui mercati internazionali. Nonostante le turbolenze geopolitiche globali e l’introduzione dei dazi americani, il Made in Italy non solo ha retto l’urto, ma ha registrato una crescita complessiva dell’export pari al 3,2%. Il dato balza ancora più all’occhio se si osserva la performance specifica registrata oltreoceano, dove le vendite sono aumentate del 7,2%, a dispetto delle barriere commerciali e delle congiunture negative dei principali partner storici. Il recente rapporto intitolato Le nuove sfide del Made in Italy, elaborato dalla Fondazione Edison in collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, fotografa un Paese che è riuscito in un’impresa storica: strappare al Giappone la quarta posizione come potenza esportatrice mondiale, vantando un avanzo commerciale che supera la soglia dei 50 miliardi di euro.

Secondo l’economista Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, l’Italia si conferma oggi come una protagonista assoluta e dinamica del commercio mondiale. Questa solidità è il risultato di una profonda diversificazione produttiva che ha permesso di compensare brillantemente la crisi di settori un tempo trainanti, come quello dell’automobile, o comparti che faticano a contenere il dumping asiatico, come la moda. Negli ultimi due decenni, la manifattura italiana è stata capace di trasformare settori come la meccanica, la farmaceutica, la cantieristica civile e militare, l’aerospazio e l’agroalimentare in veri e propri giganti industriali. Il ministro Adolfo Urso ha sottolineato come questo biglietto da visita aumenti la credibilità e l’attrattiva della nazione, favorendo una crescita costante degli investimenti esteri, saliti del 20% nell’ultimo triennio. «L’Italia è oggi più che mai una grande protagonista del commercio mondiale», ha ribadito Fortis, ricordando che il sistema si regge su diecimila imprese medie e grandi capaci di coprire l’ottantacinque per cento delle esportazioni totali.

La forza del sistema produttivo nazionale risiede nella capacità di distribuire sui mercati circa mille prodotti differenti che si posizionano stabilmente ai primi tre posti al mondo per surplus con l’estero. Dalle navi da crociera ai grandi yacht, dalle macchine per imballaggio ai farmaci di alta specializzazione, fino ai prodotti iconici come la pasta, i vini e i gioielli, la domanda globale resta elevatissima. Sorprendenti sono anche i dati relativi ai nuovi mercati di sbocco: se la Germania e la Francia mostrano segni di rallentamento, l’export verso la Spagna, la Svizzera, l’India e i Paesi dell’area Asean ha registrato incrementi significativi. Questo dinamismo permette di guardare con ottimismo alle nuove intese di libero scambio con aree strategiche come il Mercosur, l’Australia o l’Indonesia, strumenti che dovrebbero attutire eventuali contraccolpi derivanti dalle tensioni commerciali con Pechino o Washington.

L’aspetto forse più rilevante di questa fase non è però solo industriale, ma anche finanziario e strutturale. L’Italia è infatti l’unica grande economia avanzata del G7 ad essere tornata in avanzo primario statale già nel 2024, mantenendo un bilancio pubblico positivo prima del pagamento degli interessi sul debito. Questa virtuosità ha portato benefici tangibili come il calo dello spread, stabilmente sotto i 90 punti, e un miglioramento generale dei rating. Come spiegato da Fortis, la posizione patrimoniale netta sull’estero è finalmente diventata positiva, trasformando l’Italia in un Paese creditore a livello globale. «È una dinamica simile a quella di un patrimonio che genera cedole: anche se lo stipendio dell’export non cresce, il saldo positivo ci rende progressivamente più ricchi», ha sintetizzato l’economista, suggerendo che il surplus costante funzioni come una rendita che aumenta la ricchezza complessiva della nazione, rendendola meno vulnerabile alle crisi esterne. In un contesto mondiale incerto, il talento italiano nel creare valore sembra essere la migliore polizza assicurativa per il futuro.

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