
Il caro-carburante spinge in alto l’inflazione. Stabile il costo del gas
I prezzi dei carburanti al distributore si confermano i principali responsabili della nuova crescita inflazionistica che sta colpendo l’economia italiana, innescata dalle forti tensioni geopolitiche derivanti dalla guerra in Iran e dalle conseguenti difficoltà di transito per le navi petroliere attraverso lo stretto di Hormuz. Questo snodo marittimo si sta rivelando un crocevia strategico determinante per l’andamento dei mercati, e il peso economico della crisi si fa sentire in modo diretto soprattutto sulla spesa per i trasporti, piuttosto che sulle utenze domestiche dei cittadini. L’Istat, all’interno della sua più recente analisi dedicata alle prospettive per l’economia nazionale nel biennio tra il 2027 e il 2028, evidenzia che il forte aumento delle quotazioni delle materie prime si sta già riflettendo sui prezzi al consumo. Questo fenomeno sta generando da una parte l’aspettativa di un rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, e dall’altra un progressivo indebolimento della fiducia delle famiglie e delle imprese, con inevitabili ripercussioni negative sul livello complessivo dei consumi e sugli investimenti nel Paese.
A causa di questa dinamica, l’inflazione è destinata a registrare una decisa risalita nel corso di tutto l’anno. Gli indicatori statistici prevedono che, dopo i forti incrementi rilevati nei mesi di aprile e maggio, il tasso medio si attesterà al 2,9% nell’anno in corso, per poi ridursi fino al 2% nell’anno successivo. I dati ufficiali forniti dall’Ocse e da Eurostat confermano che questa crescita è quasi interamente riconducibile ai rincari di benzina e gasolio. Quando si analizza la macrocategoria dei beni energetici emerge una forte differenziazione interna, e lo studio dettagliato del costo della vita evidenzia che la componente legata ai carburanti incide per circa il 60% sull’intero comparto. La seconda voce più rilevante è rappresentata dal gas naturale, con una quota vicina al 21%, la cui quotazione ha risentito delle oscillazioni sui mercati internazionali legate al conflitto in corso, mentre la parte restante è legata all’elettricità, un settore che prima della crisi nel Golfo Persico mostrava un andamento stabile e costi in calo.
L’instabilità attuale ha modificato gli scenari macroeconomici, specialmente per una nazione strutturalmente dipendente dall’approvvigionamento estero di risorse energetiche. Gli effetti immediati continuano a colpire in misura maggiore il bilancio quotidiano degli automobilisti, tanto che il governo italiano sta definendo un provvedimento ministeriale per estendere i benefici dei tagli alle accise alla pompa utilizzando le risorse fiscali derivanti dall’extragettito. Le incognite per il prossimo futuro rimangono numerose, e l’andamento dell’indice dei prezzi al consumo resterà strettamente condizionato dagli sviluppi della crisi internazionale.