Lazio, Referendum: a Roma vince il No, nelle altre province prevale il Sì

23/03/2026

L’esito delle urne per il Referendum sulla giustizia consegna un’immagine nitida di un’Italia profondamente partecipe, capace di far segnare un’affluenza record del 58,93%. Il verdetto è inequivocabile: il No ha trionfato con il 53%, respingendo le proposte di riforma e aprendo una fase di riflessione profonda all’interno della maggioranza di governo. La premier Giorgia Meloni ha accolto il risultato con un misto di pragmatismo istituzionale e delusione politica: «Rispettiamo la decisione degli italiani, andremo avanti. C’è rammarico per un’occasione persa per modernizzare l’Italia». Sulla stessa linea si è attestato il vicepremier Antonio Tajani, il quale ha sottolineato come la coalizione si inchini alla volontà popolare, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è limitato a un laconico comunicato in cui ha preso atto del responso dei cittadini.

Sul fronte opposto, il clima è di festa e di riscossa politica. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di una vittoria bellissima, evidenziando come la tendenza sia stata ribaltata rispetto alle previsioni iniziali e sottolineando il ruolo decisivo delle nuove generazioni in questa consultazione. Secondo la leader dem, «Abbiamo vinto, c’è già una maggioranza alternativa. I giovani hanno fatto la differenza». Anche Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha interpretato il dato come un segnale di forte discontinuità, definendo il risultato una grande rimonta e, soprattutto, un avviso di sfratto per l’attuale esecutivo. La vittoria del No è stata celebrata con particolare enfasi a Napoli, dove l’Associazione Nazionale Magistrati ha festeggiato con champagne e sulle note di Bella Ciao, nonostante la notizia delle dimissioni del presidente Cesare Parodi, arrivate poco prima dell’esito per motivi personali.

La piazza ha dato voce al dissenso in modo plastico a Roma, dove centinaia di persone si sono radunate in piazza Barberini sotto una leggera pioggia. La manifestazione, indetta dal segretario della Cgil Maurizio Landini, ha visto la partecipazione di un vasto fronte d’opposizione, da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs fino ai capigruppo del Pd Chiara Braga e Francesco Boccia, passando per Stefano Patuanelli del M5s e il sindaco Roberto Gualtieri. Tra bandiere rosse e rulli di tamburi, i cori hanno chiesto a gran voce le dimissioni della premier, ribadendo che la Costituzione non si tocca. In questo contesto, Matteo Renzi ha sferrato l’attacco più duro alla leadership della Meloni: «Oggi c’è un fatto politico enorme: Meloni, la figlia del popolo che ci aveva raccontato che lei aveva il consenso, il consenso non ce l’ha». Il leader di Italia Viva ha insistito sul fatto che il Palazzo deve ascoltare quando il popolo parla, criticando un metodo di riforma scritto a Palazzo Chigi e imposto al Parlamento, ora sonoramente bocciato dai votanti.

Analizzando i dati territoriali, emerge un Lazio spaccato a metà tra la Capitale e le sue province. A livello regionale il No si è imposto con il 54,59%, trainato fortemente dal dato della provincia di Roma dove ha raggiunto il 57,48%. Al contrario, il resto della regione ha mostrato una tendenza opposta: a Viterbo il Sì ha vinto con il 56%, così come a Rieti con il 52,76%, a Frosinone con il 52,31% e a Latina con il 53,85%. Questa polarizzazione geografica suggerisce una lettura complessa del voto, dove il centro urbano principale ha fatto da argine alla riforma, mentre le aree provinciali hanno espresso un parere favorevole al cambiamento proposto. La stampa estera non ha tardato a commentare l’accaduto, sottolineando come questa sconfitta referendaria renda ora la figura di Giorgia Meloni politicamente più debole agli occhi dei partner internazionali, proprio mentre le piazze italiane tornano a ribollire di contestazione.

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