Governo al lavoro per affrontare gli effetti della crisi energetica

31/03/2026

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata ieri mattina nel cuore operativo di Palazzo Chigi per rimettere mano a una serie di dossier che definire scottanti appare ormai un eufemismo. La premier ha immediatamente riunito il suo staff più ristretto per delineare un percorso di ripartenza che non ammette ulteriori soste o incertezze. La priorità assoluta è dettata dalle urgenze economiche, con particolare riferimento al decreto che ha paralizzato le accise sui carburanti, una misura che scadrà a brevissimo e che le opposizioni non hanno esitato a bollare come un semplice espediente elettorale per influenzare l’esito del recente appuntamento con le urne. Tuttavia, al di là delle polemiche politiche, la realtà dei fatti parla di una paralisi preoccupante nello Stretto di Hormuz che continua a spingere verso l’alto i costi dell’energia, minando la stabilità delle famiglie italiane nonostante i provvedimenti d’emergenza finora adottati per tentare di contenere i prezzi.

Intanto, all’interno del centrodestra si respira un’aria di profonda riflessione dopo la battuta d’arresto sulla riforma della giustizia e le uscite di scena di figure un tempo centrali come Daniela Santanché. Per giorni il governo è sembrato aver smarrito la propria bussola, alimentando voci di rimpasti imminenti o addirittura di un improbabile ricorso anticipato alle urne. Eppure, la parola d’ordine che filtra ora dalle stanze del potere è quella di andare avanti senza esitazioni. I fatti, dicono i collaboratori della premier, parleranno per lei attraverso la gestione dei tanti tavoli aperti. Un concetto condiviso anche dai due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, reduci da un vertice casalingo in cui si è deciso di accantonare l’idea del voto per rimboccarsi le maniche e affrontare la crisi a pancia bassa, calibrando ogni singola mossa.

Uno dei nodi più intricati resta quello legato alle bollette energetiche, con nuove misure incisive che dovrebbero arrivare subito dopo il periodo pasquale. Il governo guarda con estrema apprensione al blocco del gas proveniente dal Qatar, causato dai bombardamenti iraniani che hanno colpito l’impianto strategico di Ras Laffan. Questo evento ha sottratto al sistema italiano un partner che garantiva il 10% del fabbisogno nazionale di gas, con contraccolpi che inizieranno a farsi sentire pesantemente a partire dal mese di giugno. Per arginare questo smottamento, la premier e il ministero dell’economia stanno valutando l’utilizzo di oltre 700 milioni di euro recuperati dalla revisione di Transizione 4.0, ma si tratta di una mossa che richiede necessariamente un confronto con Confindustria, già sul piede di guerra. Senza un accordo interno solido, le risposte non potranno che arrivare dall’Europa, con cui i canali di comunicazione sono costantemente aperti sin dallo scoppio del conflitto.

Proprio la politica internazionale sembra essere diventata il terreno di un significativo cambio di passo, quasi un bagno di realtà necessario per sopravvivere alla tempesta. Meloni attribuisce gran parte delle attuali difficoltà interne alle decisioni unilaterali assunte da alleati storici come Benjamin Netanyahu e Donald Trump. La guerra, che la premier avrebbe preferito evitare puntando su una pressione diplomatica diversa, viene ora percepita come il principale responsabile del calo di consensi subito nelle urne, dove l’elettorato ha preferito preservare un bene rifugio come la Costituzione per timore dell’instabilità globale. Il silenzio che perdura con il tycoon americano e la distanza marcata da Netanyahu segnano una nuova fase nei rapporti di forza. Anche all’interno di Fratelli d’Italia si preannuncia una stagione di cambiamenti, con l’intenzione di puntare su una classe dirigente rinnovata per il futuro.

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