
Futuro Lazio, lo sfogo di Maurizio Sarri dopo la vittoria contro il Pisa
Al termine dell’ultimo impegno di campionato che ha visto la Lazio superare il Pisa sul rettangolo di gioco, Maurizio Sarri si è concesso alle canoniche interviste post partita, tracciando un bilancio dettagliato e per certi versi inaspettato di un’annata calcistica densa di insidie e complessità. L’allenatore toscano ha voluto innanzitutto indirizzare un attestato di profonda stima e gratitudine nei confronti del proprio gruppo di calciatori, evidenziandone la tenuta caratteriale e la straordinaria capacità di non disunirsi mai di fronte alle numerose tempeste affrontate nel corso dei mesi. Le parole del mister hanno messo in risalto una dote specifica che ha sopperito ad eventuali lacune tecniche, sottolineando quanto i valori umani abbiano fatto la differenza nel momento del bisogno. «Devo ringraziare la squadra perché non ha mai mollato in una stagione devastante. Questa non è stata sicuramente la più forte che ho allenato, ma quella che forse è stata la più forte dal punto dei valori morali».
La vittoria sul Pisa cala il sipario sulle fatiche stagionali ma non dirime affatto le nubi che si addensano sulla panchina della Lazio, un argomento sul quale il tecnico ha preferito non sbilanciarsi del tutto, pur lasciando trapelare un malcontento palpabile nei confronti della gestione societaria. Nonostante un vincolo contrattuale ancora in vigore con il club, le dichiarazioni rilasciate ai microfoni della televisione satellitare hanno evidenziato una netta distanza di vedute e la sensazione latente di essersi trovato isolato nelle scelte strategiche più importanti dell’anno. «Io sono ancora sotto contratto, ma non sono contento perché quest’anno mi sono sentito poco ascoltato. È stata la stagione più difficile da quando sono in Serie A per tantissimi motivi. Aver tirato fuori una stagione dignitosa è buon risultato, poteva andare peggio. Abbiamo fatto 29 punti nel girone di ritorno. Insomma è stata una stagione buona considerando tutte le difficoltà».
Sollecitato a fare maggiore chiarezza su quali fossero le tematiche e i punti di frizione in cui si è sentito trascurato o non supportato dalla dirigenza, il tecnico ha preferito glissare, rimandando il confronto ai prossimi giorni direttamente nelle sedi opportune, ritenendo che una simile discussione richieda un tavolo privato con i vertici societari piuttosto che una piazza mediatica. Nemmeno l’ipotesi di un addio o di un eventuale ritorno in piazze già conosciute in passato ha trovato una risposta definitiva, lasciando ogni scenario aperto a qualsiasi evoluzione. Alle domande sul futuro e sull’ipotesi che una stagione del genere possa minare la voglia di proseguire o di tornare sui propri passi, ha risposto con prudenza: «Questo non lo so, ho un contratto in essere qui e mi viene difficile rispondere a questo genere di domande. Poi se nei primi giorni non ce l’avrò più, valuteremo tutto».
Il tecnico toscano si è poi espresso in maniera ancora più dettagliata e profonda ai microfoni di Dazn, ribadendo l’esistenza di numerose questioni spinose da affrontare con i vertici del club prima di poter programmare qualsiasi attività futura. Ha espresso il forte desiderio di assumere un ruolo più centrale e influente nei processi decisionali che riguardano la gestione tecnica e sportiva, manifestando il proprio rammarico per alcune scelte passate che non hanno incontrato il suo parere favorevole. «Ci saranno i prossimi giorni in cui ci sarà da discutere, non sono contento di tante cose. Valuteremo se ci sono le possibilità per andare avanti o meno. Vorrei essere più ascoltato, ho avuto la sensazione di non esserlo. Non so da cosa sia dipeso, sono state fatte cose che non condividevo. C’è stato dialogo su cose poco importanti e poco dialogo su cose che ritengo importanti».
Nonostante le amarezze legate alle dinamiche esterne al campo, l’allenatore ha voluto riconoscere l’alto valore formativo ed evolutivo che questo campionato così tormentato ha avuto sulla sua crescita personale e professionale. Questa esperienza vissuta intensamente sulla panchina laziale gli ha permesso di smussare alcuni angoli del proprio carattere e di sviluppare un approccio differente nella gestione quotidiana dello spogliatoio. «Questa è un’annata molto formativa, che forse è riuscita a colmare alcuni difetti innati in me. Avrei preferito viverla a 40 anni che in questo momento della carriera. Sono diventato più paziente ed empatico con i giocatori, prima lo ero meno, poi certe situazioni ti insegnano che i tuoi ragazzi sono l’unico appiglio».
Un capitolo a parte e di assoluto spessore emotivo è stato dedicato allo splendido legame che unisce il mister al pubblico di fede biancoceleste, una tifoseria che non ha mai fatto mancare il proprio calore alla squadra nemmeno nei momenti di maggiore appannamento dei risultati. L’allenatore ha voluto rimarcare come le sue frizioni con la presidenza o la direzione sportiva non vadano in alcun modo a scalfire la stima reciproca con il popolo laziale, dicendosi grato per il sostegno incondizionato ricevuto durante l’anno e assicurando che la tifoseria rimarrà per sempre un ricordo indelebile nel suo cuore. Infine, un pensiero colmo di ammirazione è stato riservato alla gestione di un campione d’esperienza come lo spagnolo Pedro, il cui apporto dentro e fuori dal campo è stato giudicato fondamentale per la tenuta dello spogliatoio, descrivendolo come un professionista e un ragazzo straordinario capace di mantenere l’entusiasmo intatto di un bambino.