
UE, da Italia e Danimarca una spinta per nuovi hub per rimpatriare i migranti
La gestione dei flussi migratori torna ad accendere il dibattito politico all’interno delle istituzioni comunitarie. Al centro della nuova spinta rigorista c’è un’iniziativa diplomatica intrapresa dalla presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e dalla premier socialdemocratica danese, Mette Frederiksen. Le due leader hanno promosso e sottoscritto una lettera formale indirizzata ai vertici dell’Unione Europea, raccogliendo l’adesione di altri 17 capi di Stato e di governo. Nella missiva viene espressamente richiesta una rapida implementazione delle norme sui migranti, con un focus mirato sulla creazione di hub logistici per il trattamento delle richieste d’asilo e per i rimpatri situati in territori esterni ai confini dell’Unione. I 19 firmatari hanno evidenziato l’efficacia delle soluzioni già avviate, evidenziando nel testo che «alcune iniziative sono già operative, come la cooperazione tra Italia e Albania». Secondo quanto si legge nel documento, Roma ha tracciato un percorso che ora altri membri intendono seguire per sfruttare le nuove facoltà giuridiche e procedere all’istituzione di centri in territori terzi. La richiesta si estende anche all’esecutivo comunitario, esortando la Commissione a continuare a supportare gli sforzi degli Stati che decideranno di cooperare con i partner esterni per scardinare il modello di business delle reti di trafficanti.
Il tema ha innescato un acceso confronto bilaterale durante le sessioni di lavoro del Consiglio europeo a Bruxelles, dove si è registrato un duro scontro verbale tra la premier italiana e il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez. Secondo quanto emerso da fonti diplomatiche raccolte a margine della riunione, la discussione ha preso il via dopo che la premier danese Frederiksen ha espresso un forte apprezzamento per il lavoro svolto dalla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola in merito al recente via libera normativo sui centri esterni. Frederiksen ha chiesto una centralità maggiore per il dossier migratorio nelle agende europee, invitando a una vigilanza reciproca sulle decisioni dei singoli governi. Sánchez ha manifestato una netta contrarietà rispetto alla linea dura promossa dal blocco dei 19 firmatari, provocando l’immediata reazione di Meloni. La premier italiana ha contestato apertamente la recente scelta del governo di Madrid di regolarizzare circa 500mila stranieri in posizione irregolare, argomentando che le sanatorie unilaterali operate dalla Spagna finiscono per impattare direttamente sui paesi confinanti e sull’intero equilibrio dello spazio di libera circolazione Schengen.
La tensione a Bruxelles giunge a pochi giorni di distanza dal voto cruciale del Parlamento europeo sul nuovo regolamento relativo ai rimpatri dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Unione. La misura, approvata con 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni grazie all’intesa tra le forze del Partito Popolare Europeo e i gruppi della destra, introduce una stretta significativa sulle procedure di espulsione. Il testo normativo impone un obbligo stringente di cooperazione per i migranti e stabilisce la possibilità di estendere il trattenimento amministrativo fino a 24 mesi. L’aspetto più rilevante è la facoltà di trasferire i soggetti destinatari di un provvedimento di allontanamento, con la sola esclusione dei minori non accompagnati, verso appositi centri di rimpatrio dislocati fuori dai confini comunitari. La presidente del Consiglio ha espresso grande soddisfazione per questo passaggio legislativo, rivendicando la bontà della linea politica italiana e spiegando che «il regolamento prevede tra l’altro anche la possibilità di aprire centri di rimpatrio nei Paesi terzi, quindi di fatto seguendo la strada aperta dal governo italiano con il protocollo con l’Albania, una soluzione innovativa che la sinistra italiana ed europea ha tentato di contrastare in ogni modo ma che grazie a questo governo è diventato oggi uno strumento a disposizione dell’Europa intera».