
Per la Lazio di Lotito si prospetta un calciomercato “a saldo zero”
Il cammino che attende la dirigenza della Lazio per riconquistare la fiducia della propria tifoseria si preannuncia lungo e tortuoso, paragonabile a una vera e propria scalata di una montagna. E la salita si fa ancora più ardua, ora che è arrivata la richiesta della Commissione di Controllo, che chiede alla società un mercato “a saldo zero” quest’estate. I tentativi di apertura al dialogo promossi dalla presidenza si scontrano in questi giorni con la ferma opposizione dell’ambiente biancoceleste, come confermato dalle reazioni dei vari club di sostenitori sparsi nel mondo che considerano ormai fuori tempo massimo ogni promessa di cambiamento. Dopo oltre due decenni di gestione, all’interno della comunità laziale prevalgono sentimenti di profonda diffidenza e stanchezza, e nemmeno l’ipotesi di grandi colpi di mercato sembra al momento sufficiente a placare un dissenso che coinvolge ormai non soltanto il tifo organizzato ma anche gran parte della tifoseria comune, preoccupata per l’assenza di una chiara prospettiva futura.
A delineare la posizione della società è stato lo stesso patron attraverso una lettera aperta alla piazza, nella quale ha voluto precisare il proprio punto di vista sostenendo che «chi decide, può sbagliare. Anch’io voglio una Lazio più forte, competitiva, capace di vincere, ma la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione e serve equilibrio». Sul fronte puramente economico e di gestione della squadra, l’attenzione è focalizzata sui vincoli normativi per il tesseramento dei calciatori. La società ha diffuso una nota ufficiale per fare chiarezza sulla situazione finanziaria: «abbiamo ricevuto in data odierna la comunicazione della Commissione. Dalle risultanze trasmesse emerge che la società potrà procedere alle operazioni di tesseramento dei calciatori nel rispetto di quanto previsto dall’art. 90, comma 4, lettera A), delle Noif».
La dirigenza punta ora a rientrare nei parametri richiesti entro la scadenza di fine giugno, sfruttando le riserve a bilancio o valutando un eventuale aumento di capitale per sbloccare le operazioni in entrata e consegnare i rinforzi necessari al tecnico Gattuso. Le perplessità dei sostenitori rimangono tuttavia legate alla gestione del settore giovanile e alle recenti strategie di compravendita che, pur garantendo importanti plusvalenze utili a sanare i conti, hanno finito per indebolire l’organico, portando all’esclusione dalle competizioni europee per la seconda stagione consecutiva dopo i successivi addii di allenatori come Tudor, Baroni e Sarri. La preoccupazione del mondo laziale è che il nuovo paletto economico porti ad un ulteriore campagna di indebolimento della squadra.
Per il futuro a lungo termine la presidenza si sta concentrando sul piano di riqualificazione dello stadio Flaminio, una struttura che necessita però del supporto di investitori di rilievo per essere sostenuta finanziariamente. Nell’immediato, la piazza invoca una decisa inversione di tendenza nei modi e nei toni istituzionali, una necessità riconosciuta dalla stessa dirigenza che ha ammesso come «la società deve ascoltare di più e meglio». La richiesta del popolo laziale è quella di ritrovare la propria identità, magari attraverso il reinserimento nei quadri societari di storiche figure del passato, l’applicazione di prezzi accessibili per la prossima campagna abbonamenti e una maggiore apertura verso l’esterno, a partire dal libero accesso per i sostenitori durante il prossimo ritiro estivo.