
Flavio Cobolli, 50 anni dopo Panatta un romano in finale al Roland Garros
Il tennis italiano scrive un’altra pagina storica sulla terra rossa di Parigi, riportando un tennista romano in finale al Roland Garros esattamente a cinquant’anni di distanza dall’impresa leggendaria di Adriano Panatta. Questa volta però il traguardo viene raggiunto senza scendere in campo per la semifinale, a causa di un epilogo amaro che conferma la persistente sfortuna nei derby azzurri in terra francese. Dopo il forzato abbandono di Matteo Berrettini nei quarti di finale dovuto a un nuovo problema fisico, un violento virus intestinale ha colpito Matteo Arnaldi a pochissime ore dal via della storica sfida tutta italiana. Questo improvviso forfait ha spalancato la strada a Flavio Cobolli, che vola direttamente all’atto conclusivo del torneo dove domani incrocerà la racchetta con il tedesco Sascha Zverev. Il ventiquattrenne romano si è presentato in conferenza stampa visibilmente scosso da un insieme di emozioni contrastanti, sedendo proprio accanto all’amico d’infanzia con cui ha condiviso i campi da gioco fin dai tornei giovanili delle categorie inferiori. Il neo finalista ha voluto esprimere i propri sentimenti: «Da una parte sono felice, anche perché sono entrato virtualmente fra i top ten – 10° italiano di sempre (ndr) – , quando l’ho saputo mi sono abbracciato con la squadra e stasera si festeggia solo quello. Dall’altra parte, sono davvero triste per Matteo, quando è venuto ad avvisarmi mi è venuto quasi da piangere, pensando al cammino che ha fatto e come si sente. E’ qualcosa che non t’aspetti, ero pronto a giocare».
Per l’allievo di papà Stefano si tratta della sesta finale in carriera nel circuito maggiore, la terza in questa prima parte di stagione dopo le esperienze vissute ad Acapulco e a Monaco di Baviera. Nella storia del tennis italiano nell’era Open, prima di lui soltanto Adriano Panatta nel 1976 e Jannik Sinner nella passata edizione erano riusciti a spingersi fino all’ultimo atto dello Slam parigino. I precedenti storici tra i due finalisti vedono il tedesco in vantaggio per tre vittorie a una, ma il tennista capitolino può fare forza sul recente successo ottenuto proprio sulla terra battuta di Monaco, a casa del rivale. Zverev dal canto suo detiene il curioso primato di tre finali Major disputate senza mai riuscire a sollevare il trofeo, e arriva a questa sfida dopo aver perso le sue ultime sei sfide consecutive contro avversari italiani. Dall’altra parte della rete, Arnaldi deve abbandonare il sogno parigino dopo una cavalcata trionfale che lo ha visto iniziare il torneo da numero 104 delle classifiche mondiali per portarlo virtualmente alla posizione numero 34, grazie anche a imprese memorabili come la rimonta ai danni di Tiafoe.
L’incredibile ascesa di questi atleti mette in mostra la bontà del movimento tennistico nazionale, capace di produrre talenti di altissimo livello anche alle spalle del leader mondiale Sinner e di giocatori affermati come Musetti e Berrettini. Questa struttura d’eccellenza è il frutto della lungimirante gestione della federazione avviata nei primi anni duemila da Angelo Binaghi, che ha trasformato il sistema in una macchina organizzativa solida basata sulla cultura del lavoro e del sacrificio. Tuttavia, i numerosi infortuni che hanno costretto al ritiro o condizionato pesantemente le prestazioni di Sinner, Paolini, Berrettini e della coppia di doppio formata da Bolelli e Vavassori, lasciano un senso di profonda sfortuna per un movimento che avrebbe potuto raccogliere ancora di più in questa memorabile spedizione parigina.