Piano rifiuti del Lazio 2026-2031: la svolta di Rocca per l’autosufficienza

25/05/2026

La pianificazione del futuro della Valle Galeria e l’avvio di un radicale processo di catarsi per quella che per decenni è stata considerata la vera e propria pattumiera della Capitale sono ormai ai nastri di partenza. La Regione Lazio si appresta infatti a istituire formalmente un apposito gruppo di lavoro composto da esperti con specifiche competenze in ambito ambientale, gestionale e ingegneristiche. Questo team di tecnici avrà il preciso compito di delineare in modo dettagliato il percorso di rigenerazione urbana e ambientale dell’ex discarica di Malagrotta, completando il progetto entro sessanta giorni dalla sottoscrizione dell’intesa, una scadenza già fissata per i primi giorni del mese di giugno. Si tratta di un intervento dal forte valore strutturale, che insiste su un sito sul quale in passato si poggiava l’intero e fragile sistema di smaltimento dei rifiuti dell’intera regione.

Per comprendere appieno la portata della sfida ambientale che la riconversione di Malagrotta comporta, occorre analizzare lo stato dell’arte della gestione dei rifiuti nel territorio laziale. Ad oggi, la carenza di impianti costringe la regione a dirottare ogni anno circa un milione di tonnellate di scarti al di fuori dei propri confini territoriali per consentirne il trattamento o lo smaltimento definitivo. Una tendenza negativa che il nuovo Piano rifiuti 2026-2031, presentato di recente dal presidente della Regione Francesco Rocca e attualmente approdato all’esame del Consiglio regionale, punta a invertire in modo definitivo. Presentando le linee guida del documento, la presidenza ha espresso con chiarezza la visione strategica per il territorio: «il Lazio si avvia per la prima volta alla chiusura del ciclo dei rifiuti, prevedendo la completa autosufficienza per il trattamento e lo smaltimento». Dal 2013 a oggi, il Lazio ha visto la chiusura di ben dieci discariche e, nella situazione attuale, soltanto la provincia di Viterbo può considerarsi autosufficiente, ospitando l’unico sito ancora attivo e autorizzato a ricevere i conferimenti giornalieri.

Il pilastro centrale su cui poggia l’intera impalcatura energetica e di smaltimento del nuovo piano si identifica nello sviluppo e nel potenziamento della rete degli impianti. Per ottimizzare la gestione e superare la storica frammentazione amministrativa che divideva il territorio in cinque province, la nuova programmazione prevede la riorganizzazione del Lazio in soli due Ambiti Territoriali Ottimali, definiti sinteticamente Ato. Il primo ambito, denominato Ato 1, raggruppa tutte le province laziali con l’esclusione dell’area metropolitana di Roma, coprendo una popolazione complessiva di circa 2,9 milioni di abitanti. Questo territorio ha già dimostrato una spiccata virtuosità, superando gli obiettivi fissati dalla normativa nazionale grazie al raggiungimento del 66,5% di raccolta differenziata, con la prospettiva concreta di toccare quota 78% entro il 2031. Le infrastrutture di questo comparto fanno perno sul polo industriale di San Vittore, gestito da Acea Ambiente, capace di trattare circa 397mila tonnellate di materiali ogni anno, la cui resilienza complessiva in caso di manutenzioni straordinarie sarà presto garantita dall’entrata in funzione a pieno regime di una quarta linea di trattamento.

La sfida più complessa si gioca tuttavia all’interno dell’Ato 2, un ambito che coincide interamente con il territorio di Roma Capitale e che conta una popolazione di 2,8 milioni di residenti, caratterizzato attualmente da una percentuale di raccolta differenziata ferma al 46,6%. Le stime regionali prevedono per quest’area un balzo in avanti significativo, quantificato nel raggiungimento del 68% di differenziata entro il 2031. L’elemento cardine per abilitare questa transizione è rappresentato dalla costruzione del nuovo termovalorizzatore di Santa Palomba da parte di Acea, la cui attivazione ufficiale è programmata per il primo gennaio del 2028 con una capacità di trattamento pari a 600mila tonnellate annue. Grazie a questa combinazione di interventi, la media della raccolta differenziata su scala regionale è destinata ad attestarsi al 72,3% entro il 2031, superando il target minimo di legge del 68% già nel 2028. Il piano introduce inoltre una direttrice focalizzata sulla riduzione dei rifiuti alla fonte, prevedendo un decremento del 6% della produzione complessiva di scarti.

Il ridimensionamento della produzione si rifletterà inevitabilmente sul destino dei vecchi impianti di Trattamento Meccanico Biologico, che oggi gestiscono ancora la quota maggioritaria dell’indifferenziato laziale, pari al novantatré virgola tre per cento del totale. Questo specifico settore ha attraversato una fase di profonda instabilità tra il 2022 e il 2025, a causa dei devastanti incendi che hanno colpito le strutture di Malagrotta e Albano, bilanciati parzialmente dalle aperture dei siti di Guidonia e dai potenziamenti operati ad Aprilia e Pomezia. La programmazione regionale prevede per i Tmb un progressivo percorso di ridimensionamento e riconversione industriale da attuarsi nel triennio compreso tra il 2028 e il 2031. L’avvio del termovalorizzatore di Santa Palomba permetterà infatti a gran parte dei rifiuti urbani di saltare il passaggio intermedio nei vecchi impianti, avviando la trasformazione delle strutture esistenti. Un esempio emblematico di questa transizione è rappresentato dal sito di Rocca Cencia, di proprietà dell’azienda municipalizzata Ama, destinato a mutare la propria natura per diventare un moderno centro di selezione dedicato esclusivamente alle frazioni secche riciclabili, quali carta e plastica. Al contempo, si punterà sulla produzione di combustibile solido secondario da rifiuto, come avverrà nel rinnovato impianto di Aprilia, per convertire gli scarti in un prodotto combustibile idoneo all’utilizzo all’interno dei cementifici. Una profonda revisione toccherà infine la gestione della frazione organica, storicamente esportata quasi per intero verso le regioni del nord Italia, in particolare nel Veneto. Entro il 2031 questa tendenza logistica verrà completamente invertita, rendendo la gestione della frazione umida autosufficiente e trasformando la pianificazione ambientale in un processo razionale, consapevole e decisamente meno condizionato dalle cicliche emergenze emotive del passato.

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