
Sgominata la gang che rubava i dati di calciatori e personaggi noti: 10 arresti
L’inchiesta condotta dal pool reati informatici della Procura di Napoli ha scoperchiato un sistema criminale inquietante, capace di impossessarsi delle vite altrui per rivenderle al miglior offerente. L’organizzazione, colpita da un blitz coordinato dal procuratore Nicola Gratteri, riusciva a penetrare banche dati formalmente blindate come quelle della polizia giudiziaria, dell’Agenzia delle Entrate e del fisco. Il meccanismo era oliato dalla collaborazione tra pubblici ufficiali infedeli e manager del settore delle investigazioni private, i quali acquisivano informazioni su segnalazioni penali, frequentazioni con pregiudicati o pendenze tributarie per alimentare una compravendita clandestina su scala nazionale. Le ragioni dietro questi accessi illegali erano spesso legate a contenziosi privati, come cause di lavoro, divorzi o battaglie per l’affido dei figli. Tra le vittime figurano nomi noti del mondo dello spettacolo e dello sport, tra cui l’attrice Lory Del Santo, il cantautore Alex Britti e gli ex calciatori nerazzurri Alex Cordaz e Julio Cesar.
Il bilancio dell’operazione è massiccio e conta oltre 80 indagati, con l’esecuzione di 4 arresti in carcere e 6 ai domiciliari, oltre a sequestri di beni per un valore di 1,3 milioni di euro. Le accuse contestate vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione, fino all’accesso abusivo a sistemi informatici. Dalle indagini è emerso persino un listino prezzi, rintracciato su un foglio di calcolo, che prevedeva tariffe irrisorie per i singoli dati trafugati, oscillanti tra i 6 e i 25 euro. Si tratta di un mercato basato sui grandi numeri, con oltre un milione di accessi abusivi documentati che hanno messo nel mirino migliaia di cittadini. Oltre ai vip, tra i bersagli compaiono importanti esponenti del mondo economico come Claudio de Nadai di Confindustria veneta, la manager di Leonardo spa Raffaella Luglini e lo stilista Alberto Del Biondi.
Il cuore pulsante di questa rete era rappresentato da figure come il sostituto commissario Giovanni Maddaluno e i vice ispettori Piermassimo Caiazzo e Alfonso Auletta. Questi ultimi, sfruttando le proprie credenziali senza alcuna delega di indagine, interrogavano massivamente i database statali per rispondere alle richieste delle agenzie di investigazione complici. Il sospetto degli inquirenti è stato alimentato proprio dall’anomalo tenore di vita dei poliziotti coinvolti, i quali avevano acquistato auto di lusso non compatibili con le entrate ordinarie.
La vicenda ha avuto origine da una segnalazione dell’Inps partita da Torino, dove durante un procedimento civile erano emersi dati bancari e contributivi troppo dettagliati per essere stati ottenuti legalmente. I successivi accertamenti hanno portato dritti a Napoli, svelando un network investigativo che agiva su tutto il territorio italiano. Tra i coinvolti figura anche il finanziere Giuliano Schiano, già lambito dall’inchiesta milanese sulla società Equalize, a testimonianza di come il fenomeno del traffico illecito di informazioni sia ramificato. Come evidenziato dal coordinamento investigativo partenopeo, la gravità del fatto risiede nella facilità con cui soggetti privati potevano disporre di notizie riservate, poiché l’organizzazione criminale agiva come una vera e propria «Spectre capace di colpire target istituzionali e finanziari in tutta Italia».