
Roma, in migliaia al rave party non autorizzato al Parco degli Acquedotti
La celebrazione del 25 aprile ha trasformato il Parco degli Acquedotti in un vasto palcoscenico a cielo aperto, dove migliaia di persone si sono radunate dando vita a incontri spontanei caratterizzati da musica ad alto volume e consumo di alcol. Sotto le storiche arcate del Municipio VII, l’ampiezza delle aree verdi ha favorito l’aggregazione di una folla immensa, trasformando quello che dovrebbe essere un luogo di riposo in un vero e proprio rave party non autorizzato. La situazione ha scatenato l’immediata reazione dei residenti della zona, molti dei quali si erano recati nel parco per una semplice passeggiata primaverile. Una cittadina che ha documentato l’accaduto con il proprio telefono, ha espresso chiaramente il disagio comune: «Volevamo fare una passeggiata in relax e invece ci siamo ritrovati in mezzo a questa musica assordante».
Le lamentele non riguardano esclusivamente l’impatto acustico delle console e dei potenti impianti audio installati tra l’erba, ma si estendono alle condizioni in cui l’area viene lasciata al termine dei festeggiamenti. Molti frequentatori abituali hanno puntato il dito contro la gestione dei rifiuti, sottolineando come la mattina successiva il prato appaia regolarmente disseminato di bottiglie di vetro e resti di bivacchi. Il timore principale è che tale degrado renda impossibile la fruizione del parco da parte delle famiglie e dei bambini. Le critiche sono state durissime: «Non è solo la musica: la mattina dopo il parco era pieno di rifiuti, bottiglie e resti di grigliata. Così diventa difficile anche solo portare i bambini a giocare».
L’organizzazione di questi eventi, sebbene priva di permessi ufficiali, è apparsa tutt’altro che casuale, con una pianificazione veicolata attraverso canali social e app di messaggistica. In particolare, il cosiddetto Bopez Party ha attirato una moltitudine di giovanissimi sulle note della musica hardcore, con dj set proseguiti fino a tarda notte in memoria di un amico scomparso. Poco distante, un secondo nucleo di aggregazione curato da un’associazione culturale ha proposto ritmi afro-house, coinvolgendo una fascia d’età più alta. Questi raduni si sono svolti a breve distanza dal casale che, solo un mese fa, è stato teatro di una tragica esplosione. Nonostante la natura palesemente organizzata delle manifestazioni, le autorità municipali hanno confermato di non aver concesso alcuna autorizzazione, pur ammettendo che tali raggruppamenti rappresentano ormai una consuetudine radicata per questa specifica ricorrenza.
Parallelamente alla movida più rumorosa, il parco è stato meta di migliaia di altre persone che hanno scelto di festeggiare la giornata all’aria aperta con pic-nic e grigliate, spesso ricorrendo a bracieri accesi in zone non consentite. Il fenomeno non ha risparmiato gli altri grandi polmoni verdi della Capitale, da Villa Ada alla Caffarella, che sono stati letteralmente presi d’assalto fin dalle prime ore della giornata.