
Zangrillo e il “cambio di passo” nella PA: tutti i contratti entro l’estate
In questo inizio di aprile 2026, il clima all’interno della Pubblica Amministrazione sembra aver subito una trasformazione profonda, segnata da quello che molti definiscono un vero e proprio cambio di passo nelle relazioni tra governo e sindacati. Il ministro Paolo Zangrillo rivendica con orgoglio la firma del contratto per il comparto istruzione, sottolineando come si tratti del terzo rinnovo sottoscritto in soli tre anni, un risultato che fino a poco tempo fa appariva quasi utopico per una macchina burocratica spesso abituata a tempi di reazione biblici. Questa accelerazione non è solo una questione di cifre, ma rispecchia la volontà di infondere un approccio manageriale all’efficienza dello Stato, cercando di superare la storica tendenza a chiudere gli accordi quando ormai il periodo di riferimento è già ampiamente scaduto.
L’aumento medio di 137 euro lordi mensili per il personale scolastico rappresenta solo una parte di un mosaico più ampio che, se osservato nel triennio, ha portato a una crescita complessiva di circa 400 euro, ovvero un incremento del 16%. Nonostante le nubi all’orizzonte causate dalla crisi energetica nel Golfo, il ministro ostenta una certa sicurezza, ricordando che l’inflazione attuale si attesta all’1,7%, una cifra ancora inferiore rispetto al 2% programmato per i rinnovi. Tuttavia, resta aperta la porta a una rinegoziazione delle risorse qualora la fiammata dei prezzi dovesse diventare strutturale e insostenibile per il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici. Sul tavolo rimangono anche questioni aperte come quella dei buoni pasto, fermi da anni, su cui si potrebbe riflettere a patto di restare all’interno dei fondi complessivamente stanziati.
Parallelamente alla partita contrattuale, il governo punta a chiudere entro la fine di aprile il disegno di legge sul merito, un provvedimento destinato a scuotere le fondamenta della carriera nella PA. L’obiettivo è far scattare dal primo gennaio del prossimo anno una serie di novità radicali, come la possibilità per i funzionari di accedere a ruoli dirigenziali senza dover necessariamente affrontare il classico concorso pubblico. Altrettanto significativa è l’introduzione di un tetto del 30% per l’individuazione dei dipendenti “eccellenti”, gli unici che potranno ambire ai premi di produzione massimi, una mossa che mira a scardinare la logica dei premi a pioggia per premiare chi realmente fa la differenza negli uffici. «La Pubblica amministrazione non deve essere soltanto competente dal punto di vista tecnico, ma anche efficiente da un punto di vista manageriale», spiega il ministro Zangrillo.
L’ostacolo più imponente lungo questo percorso di riforma resta però il trattamento di fine servizio, meglio noto come Tfs. La Corte Costituzionale ha fissato una scadenza precisa al 14 gennaio 2027 affinché il governo trovi una soluzione per velocizzare i pagamenti delle liquidazioni agli statali, una misura che potrebbe pesare sulle casse pubbliche per una cifra compresa tra i 13 e i 15 miliardi di euro. Si tratta di una sfida finanziaria mastodontica che richiederà un equilibrio millimetrico tra i diritti dei lavoratori e la tenuta dei conti dello Stato, un dossier che il ministro Zangrillo definisce impossibile da ignorare e che richiederà segnali concreti già nei prossimi mesi.