Roma, contro il degrado sigillati 6 sottopassi pedonali

23/02/2026

Roma sceglie la linea della fermezza e del pragmatismo architettonico per tentare di sanare alcune delle sue piaghe urbane più profonde. La decisione di sigillare definitivamente sei sottopassi pedonali storici non è soltanto una questione di viabilità, ma la risposta politica e amministrativa a una spirale di violenza e abbandono che ha toccato il suo apice circa un anno e mezzo fa. Il ricordo dell’aggressione brutale avvenuta nel sottopasso di Porta Pia, dove una donna di 42 anni fu trascinata nel buio per essere violentata, rimane una cicatrice aperta nella memoria della città. In quell’occasione, un intervento di pulizia straordinaria coordinato da 14 netturbini dell’Ama rimosse due tonnellate di rifiuti, tra cui materassi, mobili e stendini, ma l’illusione di un recupero durò pochissimo. Oggi, quegli stessi corridoi interrati sono tornati a essere il regno degli invisibili, zone franche dove nemmeno i cosiddetti security influencer, come ad esempio Cicalone o Carabella, riescono a documentare la realtà senza subire lanci di bottiglie.

Il Campidoglio ha dato corso a una decisione politica netta, approvando il progetto di fattibilità tecnica ed economica per quello che è già stato ribattezzato come il piano tombamento. L’operazione, che prevede un investimento complessivo di un milione di euro, mira a riempire i vani sotterranei e a ripristinare i marciapiedi in superficie, eliminando alla radice la fonte di degrado. Questi interventi sono stati inseriti e finanziati all’interno del Piano Investimenti 2026-2028 del Dipartimento delle Infrastrutture e Lavori Pubblici, segnando una svolta rispetto ai passati tentativi di sola manutenzione ordinaria. La strategia prevede di agire su 6 dei 24 corridoi pedonali sotto la diretta competenza del Comune, selezionando quelli che ormai hanno perso ogni funzione logistica per diventare esclusivamente rifugi per persone senza fissa dimora e contesti di insicurezza perenne.

Nello specifico, la chiusura riguarderà due punti nevralgici del centro cittadino: il sottopasso di via Piave e quello situato vicino a corso d’Italia, tra via Campania e via Marche. Porta Pia, paradossalmente il luogo che ha innescato la riflessione più dura, resterà invece aperto in quanto considerata un’infrastruttura viabilistica ancora funzionale e necessaria. Gli altri interventi si sposteranno verso le zone più periferiche o di grande scorrimento, toccando via Acireale nel Municipio VII, l’incrocio tra via Cristoforo Colombo e via Costantino nel Municipio VIII, un tratto della Tangenziale Est e l’intersezione tra via Egidio Galbani e via Pietro Negroni. Restano invece in sospeso altre situazioni delicate, come il sottopasso di via dello Scalo di San Lorenzo, su cui pende un possibile interesse di riutilizzo da parte dell’Università, e quello sulla via Olimpica all’altezza della Moschea.

A spiegare la logica dietro questo provvedimento è Ornella Segnalini, assessore ai Lavori Pubblici, che sottolinea la necessità di razionalizzare lo spazio pubblico per garantire una maggiore tutela ai cittadini. «Con l’approvazione del progetto di fattibilità facciamo un passo in avanti per intervenire su alcuni sottopassi pedonali che da tempo non sono più utilizzati. Il progetto definitivo deve ora essere completato e affinato, poi sarà possibile avviare gli interventi. L’obiettivo è razionalizzare spazi che hanno perso la loro funzione, garantendo al tempo stesso la continuità e la sicurezza dei percorsi pedonali in superficie, oggi ostacolati da infrastrutture non utilizzate che ingombrano i marciapiedi», spiega Segnalini. La realtà dei fatti dimostra che la manutenzione di questi tunnel è diventata una spesa insostenibile e priva di benefici reali per la cittadinanza, poiché la viabilità urbana moderna preferisce ormai i percorsi luminosi della superficie ai corridoi bui del sottosuolo. In questa partita, la sicurezza e il decoro vincono sulla conservazione di infrastrutture ormai desuete, con l’auspicio che il cemento possa finalmente coprire il degrado che per anni è rimasto invisibile solo a chi non voleva guardare.

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