Spread sotto quota 70: l’Italia convince i mercati più di Francia e Germania

04/12/2025

Lo spread tra Btp decennali italiani e Bund tedeschi è sceso sotto quota 70 punti base per la prima volta dal novembre 2009, un risultato che i mercati leggono come un segnale chiaro: la credibilità fiscale dell’Italia è tornata a essere un asset riconosciuto e valutato positivamente a livello europeo. La fotografia di ieri si è fermata a 69,7 punti, un livello che pochi analisti avrebbero immaginato possibile solo un anno fa. Le ragioni di questa discesa sono molteplici e delineano un quadro in cui il Paese, più stabile politicamente e più prudente nei conti pubblici, appare oggi meno rischioso agli occhi degli investitori internazionali.

Il calo dello spread riflette anche un boom negli investimenti esteri sui titoli di Stato italiani. Secondo gli ultimi dati Fabi su rilevazioni Bankitalia, tra gennaio e agosto 2024 il debito italiano ha attratto oltre 116 miliardi di euro. Se si considera l’intero periodo da fine 2023, l’aumento sfiora i 250 miliardi, portando la quota di investimenti stranieri oltre i 1.000 miliardi. Segnali che indicano un ritorno deciso di fiducia verso i Btp, e che si traducono in effetti concreti per famiglie e imprese, grazie a finanziamenti più accessibili e convenienti.

La dinamica va contestualizzata in un confronto europeo dove l’Italia appare oggi come uno dei Paesi con il percorso più virtuoso. Il differenziale tra Roma e Berlino non solo è ai minimi, ma si avvicina ormai al livello della Spagna (47 punti) e si colloca sotto quello della Francia (74 punti). Un’inversione rispetto agli equilibri tradizionali che nasce da due fattori: da un lato le sette promozioni ottenute quest’anno dal rating sovrano italiano, dall’altro la decisione del governo tedesco guidato da Merz di sospendere il freno al debito per finanziare nuovi piani su difesa e infrastrutture. Una scelta che ha fatto risalire i rendimenti tedeschi e compresso lo spread a favore dell’Italia.

Da inizio anno il rendimento del Btp decennale è sceso da 3,53% a 3,44%, mentre quello del Bund è salito fino al 2,74%. Il risultato è una riduzione della forbice di 48 punti base, più del doppio rispetto alla Spagna, e molto più significativa di quella francese. «La mappa dei flussi parla chiaro: l’Italia è oggi percepita come uno dei governi più stabili d’Europa, con un rischio politico drasticamente ridotto», osserva Gabriel Debach di eToro. «Gli investitori non temono scostamenti di bilancio radicali, né elezioni anticipate».

L’indicazione più rilevante arriva però dal confronto diretto con Parigi: per la prima volta il differenziale tra Btp e Oat francesi è diventato negativo. Significa che il mercato giudica oggi il debito francese più rischioso di quello italiano, nonostante la Francia mantenga ancora la classe A dei rating internazionali. L’Italia, pur migliorando, resta due gradini sotto ma beneficia di una percezione di solidità che i giudizi ufficiali non hanno ancora del tutto riconosciuto.

Secondo Debach, «la convergenza tra i rendimenti non è una narrazione, è già nei numeri». Lo spread sotto i 70 punti non è quindi un traguardo simbolico, ma la conferma che l’Italia viene vista come un Paese più credibile, più prevedibile e più allineato alla disciplina europea. Un risultato che, nei prossimi mesi, potrebbe tradursi in ulteriori benefici per banche, imprese e famiglie.

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