
Spari contro l’Anpi, arrestato un 21enne della comunità ebraica romana
Le indagini condotte dalla Digos in merito all’aggressione avvenuta durante le celebrazioni della Liberazione a Roma hanno portato a una svolta significativa con il fermo di un giovane di 21 anni. Il sospettato è accusato di tentato omicidio ai danni di Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, una coppia di esponenti dell’Anpi e militanti di Sinistra Italiana, presi di mira nei pressi di parco Schuster. L’attacco è stato eseguito utilizzando una pistola ad aria compressa, un dettaglio che non ha comunque attenuato la gravità delle contestazioni mosse dalla Procura. L’identificazione del presunto autore è stata possibile grazie all’analisi minuziosa dei filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza presenti nell’area, che hanno immortalato uno scooter bianco e un casco integrale con elementi distintivi.
Secondo le ricostruzioni fornite dagli inquirenti, il movente dell’aggressione sarebbe strettamente legato alla simbologia politica ostentata dalle vittime, che al momento dello sparo indossavano i tradizionali fazzoletti dell’associazione partigiana. La stessa Gabrieli ha fornito una testimonianza precisa dell’accaduto, descrivendo il giovane mentre si fermava a bordo del suo motociclo per puntare l’arma con braccio teso verso di loro. Oltre all’accusa di tentato omicidio, al ventunenne viene contestata anche la detenzione abusiva di armi. Durante le fasi del fermo, sarebbero emerse dichiarazioni del ragazzo circa una sua presunta appartenenza alla Brigata Ebraica, circostanza che ha sollevato immediate e dure reazioni da parte delle istituzioni e delle comunità di riferimento.
Il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha espresso una ferma condanna nei confronti dell’episodio, manifestando profonda amarezza per il coinvolgimento di un iscritto. Le parole del presidente sono state nette: «Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità Ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità Ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano». Fadlun ha inoltre rivolto un appello pubblico affinché si eviti ogni forma di strumentalizzazione politica che possa esacerbare ulteriormente il clima di tensione sociale.
Ancor più categorica è stata la presa di posizione di Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, il quale ha respinto con forza ogni accostamento tra l’atto violento e la storica formazione militare. Romano ha chiarito che non risulta alcun membro con il nome del giovane fermato all’interno dei registri dell’organizzazione, sottolineando come l’uso di tale nome sia un insulto alla storia. «Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza». La direzione del museo ha inoltre annunciato l’intenzione di procedere per vie legali a tutela dell’onore della Brigata contro chiunque tenti di associare il proprio operato criminale ai valori della Liberazione.
M.M.