
Rogo Crans-Montana: le autopsie svelano che le vittime erano lucide
I risvolti dell’attività medico-legale gettano una nuova e drammatica luce sulla tragedia del Constellation, la discoteca svizzera distrutta da un incendio durante i festeggiamenti della notte di Capodanno. I risultati delle autopsie eseguite sui corpi dei sei giovanissimi cittadini italiani deceduti nel rogo sono stati ufficialmente depositati presso la Procura della Repubblica di Roma. I dati emersi dagli esami autoptici rivelano che i ragazzi, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, non avevano assunto sostanze alcoliche o ne avevano consumate in quantità del tutto irrilevanti. Questo elemento attesta che le vittime si trovavano in uno stato di piena lucidità mentale nel momento in cui le fiamme hanno avvolto la struttura e avrebbero avuto tutto il tempo e la prontezza necessari per mettersi in salvo all’esterno, se non fossero rimaste fatalmente intrappolate a causa della chiusura dell’uscita di sicurezza del locale.
La gestione degli accertamenti cadaverici aveva precedentemente sollevato forti polemiche in territorio elvetico, dal momento che l’autorità giudiziaria di Sion non aveva inizialmente ritenuto necessario disporre l’esame autoptico sulla totalità dei quarantuno decessi, limitandosi a due soli accertamenti e omettendo di specificare le precise cause di morte nei certificati ufficiali. Tale condotta ha costretto i magistrati romani a procedere in totale autonomia una volta che le salme sono rientrate in Italia, per colmare una lacuna investigativa giudicata fondamentale ai fini del futuro dibattimento processuale. Le risultanze cliniche hanno stabilito che i decessi sono stati causati dalle gravi ustioni riportate e, in via principale, dalla massiccia inalazione di monossido di carbonio all’interno dell’ambiente saturo di fumo.
Nel frattempo, la posizione dei coniugi titolari dell’esercizio commerciale si è ulteriormente aggravata a seguito degli ultimi interrogatori e dei nuovi elementi documentali raccolti dagli investigatori. L’accusa contesta ai proprietari anche il reato di falso ideologico in relazione a una fattura del 2015 concernente l’acquisto del rivestimento fonoassorbente del soffitto, il materiale plastico da cui si è propagato l’incendio dopo il contatto con i candelotti pirotecnici utilizzati per il servizio dei tavoli. Le indagini telematiche hanno inoltre portato alla scoperta di alcune conversazioni informatiche in cui la titolare raccomandava prudenza al proprio personale dipendente, dimostrando una chiara consapevolezza della pericolosità e dell’infiammabilità dei materiali, mentre la presenza della porta di emergenza sbarrata è stata giustificata dalla donna con la necessità di impedire l’accesso abusivo agli appartamenti sovrastanti.
Il quadro giudiziario complessivo vede attualmente 14 persone iscritte nel registro degli indagati da parte della magistratura estera, inclusi il primo cittadino della località montana e diversi funzionari comunali responsabili dei controlli di sicurezza. Sul fronte italiano, l’attenzione dei collegi difensivi delle famiglie si sta concentrando sulla richiesta di una formale riqualificazione del reato contestato ai gestori della discoteca. Gli avvocati di parte civile hanno depositato una nuova istanza presso gli uffici giudiziari di piazzale Clodio affinché l’imputazione venga modificata da omicidio colposo plurimo a omicidio volontario con dolo eventuale, sostenendo che la deliberata ostruzione delle vie di fuga e la reiterazione di spettacoli pericolosi in presenza di materiali non ignifughi configurino una precisa accettazione del rischio del verificarsi dell’evento fatale.
M.M.