
Attentati contro la linea ad alta velocità: 7 arresti tra gli anarchici
Una vasta e complessa operazione di polizia giudiziaria condotta dagli uomini della Digos ha portato allo smantellamento di una presunta rete clandestina riconducibile alla galassia dell’anarco-insurrezionalismo. Gli investigatori hanno dato esecuzione a diverse ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma nei confronti di un gruppo di persone ritenute gravemente indiziate di aver promosso, costituito e organizzato una cellula eversiva sul territorio nazionale. Il bilancio complessivo dei provvedimenti restrittivi vede cinque persone trasferite direttamente in strutture carcerarie, mentre per altri due indagati sono stati disposti i provvedimenti degli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni.
Il quadro delineato dagli inquirenti attribuisce ai membri del gruppo responsabilità pesantissime relative alla sicurezza dello Stato e alla stabilità sociale. Gli indagati devono infatti rispondere dell’accusa di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, una fattispecie di reato particolarmente grave normata dall’articolo 270 bis del codice penale. Secondo la ricostruzione degli organi inquirenti, gli arrestati avrebbero strutturato una vera e propria organizzazione segreta con l’obiettivo specifico di pianificare e portare a termine azioni violente di matrice politica, dirette a scardinare le istituzioni dello Stato e i servizi pubblici essenziali.
Tra i reati contestati ai membri del gruppo spicca in modo particolare il grave atto di sabotaggio compiuto all’inizio dell’anno ai danni della rete infrastrutturale nazionale. Due dei soggetti colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere sono infatti considerati i materiali responsabili dell’attentato dinamitardo perpetrato il 14 febbraio scorso ai danni della linea ferroviaria dell’Alta Velocità che collega Roma e Firenze. L’azione criminosa, condotta attraverso il posizionamento e la successiva detonazione di ordigni esplosivi di natura artigianale, aveva causato gravissime ripercussioni sulla regolarità dei trasporti e devastato importanti componenti tecniche del tracciato ferroviario. Il ripristino della normale funzionalità dei binari e dei sistemi di sicurezza collegati ha richiesto un intervento d’urgenza da parte dei tecnici e ha comportato per lo Stato un costo economico ingente, quantificato precisamente in circa 455mila euro complessivi.
Le indagini che hanno portato a questi importanti risultati si sono sviluppate attraverso un attento monitoraggio degli ambienti dell’estremismo politico, consentendo di mappare i legami tra i vari indagati. Gli inquirenti ritengono di aver individuato la base operativa principale della cellula eversiva all’interno della città di Roma. Tuttavia, la rete terroristica non agiva in modo isolato nel contesto laziale ma possedeva ramificazioni strutturate ed efficienti canali di collegamento con esponenti attivi in numerose altre province italiane. I contatti e le attività di coordinamento logistico si estendevano infatti in modo strategico verso importanti centri urbani del nord e del sud della penisola, toccando in modo particolare le città di Milano, Bologna, Forlì-Cesena e Napoli, configurando un pericolo di livello nazionale.
M.M.