Scudo energetico e aiuti di Stato: il piano di Von der Leyen per l’industria europea

17/03/2026

Bruxelles si prepara a un vertice decisivo per il futuro industriale del continente, con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha già tracciato la rotta in una lettera indirizzata ai ventisette leader dell’Unione. Al centro della strategia c’è la necessità di liberare immediatamente gli aiuti di Stato dai vincoli comunitari, creando uno scudo efficace contro i rincari energetici che stanno minando la competitività globale delle imprese europee. La situazione è resa ancora più urgente dalle tensioni internazionali, poiché la presidente ha sottolineato che dall’inizio del conflitto nel Golfo «l’Europa ha già speso sei miliardi di euro in più per importare combustibili fossili: è il prezzo che paghiamo per via della nostra dipendenza. Un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas potrebbe avere un impatto significativo per la nostra economia».

Nonostante le rassicurazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti, il costo della bolletta elettrica rimane il principale ostacolo alla crescita. Il commissario all’Energia Dan Jørgensen ha esortato i ministri a mostrare la stessa resilienza del recente passato: «dobbiamo trasformare questo momento difficile in un’opportunità per essere più forti, come fatto nel 2022 con la guerra russa contro l’Ucraina». La Commissione punta a intervenire in modo mirato sulle quattro componenti che gonfiano i prezzi: il costo della materia prima, gli oneri di rete, la tassazione e i costi legati alle emissioni di CO2. Secondo von der Leyen, gli strumenti per agire sono già nelle mani delle capitali, poiché «gli Stati possono fornire un sollievo immediato ai settori ad alta intensità energetica più colpiti dagli aumenti attraverso il quadro esiste degli aiuti di Stato».

Un punto cruciale della discussione riguarda il sistema Ets, ovvero i permessi a pagamento per inquinare che pesano enormemente sulle industrie energivore. La proposta di Bruxelles prevede che i governi possano compensare fino all’80% dei costi indiretti derivanti da questi titoli, sebbene ogni intervento debba rispettare precisi paletti di temporaneità e non debba in alcun modo rallentare il percorso di decarbonizzazione. La Commissione valuterà caso per caso le misure nazionali, inclusi eventuali tetti al prezzo del gas o la ridistribuzione dei profitti generati dalle fonti rinnovabili e dal nucleare. La presidente rimane ferma sulla convinzione che «il modo migliore per limitare le ore in cui il gas naturale, più costoso, determina il prezzo all’ingrosso» dell’elettricità sia accelerare la transizione verso l’energia pulita e spingere sui contratti di acquisto a lungo termine.

L’Italia, rappresentata dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, ha unito la propria voce a quella di Francia, Estonia e Repubblica Ceca per chiedere una riscrittura profonda delle regole Ets. Sebbene von der Leyen abbia escluso una sospensione totale del sistema, ha promesso un’accelerazione sulla revisione attesa per l’estate, con l’obiettivo di definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica per il periodo successivo al 2030. La promessa è quella di rafforzare lo scudo protettivo nel breve periodo e di istituire un fondo di solidarietà dedicato agli Stati con i redditi più bassi, cercando di ricomporre una frattura tra i Ventisette che rischia di apparire insanabile proprio alla vigilia del summit di giovedì. Il futuro della competitività europea passerà inevitabilmente dalla capacità di Bruxelles di bilanciare le ambizioni climatiche con la sopravvivenza immediata del suo tessuto produttivo.

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