
Roma, scoperta una nuova lista stupri sul tablet di un liceo
Un nuovo brivido percorre i corridoi delle scuole romane, portando con sé l’eco di un fenomeno inquietante che sembra non voler abbandonare le aule della Capitale. Questa volta il teatro della vicenda è un liceo situato nel quadrante nord della città, dove la scoperta di un documento digitale ha squarciato la normale routine didattica, trasformandola in un caso giudiziario di estrema delicatezza. La Procura per i minorenni di Roma ha infatti aperto un fascicolo ipotizzando il reato di violenza sessuale, in seguito al ritrovamento di un file salvato su un tablet a disposizione degli studenti. Il documento, dal titolo inequivocabile quanto brutale, riportava la dicitura “Lista stupri” e conteneva i nomi di tre giovani studentesse dell’istituto.
L’intera vicenda ha avuto origine il 9 aprile scorso, quando un docente, durante una normale attività di consultazione dei dispositivi elettronici scolastici, si è imbattuto nel file incriminato. Immediata è stata la comunicazione alla dirigenza, che ha provveduto a informare tempestivamente le forze dell’ordine. Oltre alla Procura per i minorenni, è stata allertata anche quella ordinaria, mentre le indagini sono state delegate alla Squadra Mobile. Il tablet è stato posto sotto sequestro e sarà sottoposto a una meticolosa analisi tecnica per stabilire la data di creazione del documento e tracciare gli accessi degli utenti che potrebbero averlo manipolato o visualizzato negli ultimi tempi. Tuttavia, l’aspetto che più preoccupa gli inquirenti non è solo la lista in sé, ma un racconto agghiacciante che sta circolando con insistenza tra i banchi: una delle ragazze nominate nel file avrebbe subito reali abusi durante una festa nel periodo delle ultime vacanze natalizie.
Al momento non risultano denunce formali depositate agli atti, ma il sospetto che dietro quella lista si celi un episodio di violenza effettiva ha spinto gli investigatori a procedere con estrema cautela. Il piano di indagine prevede l’ascolto protetto delle tre studentesse citate nel documento, seguito da quello di tutti i compagni di scuola che hanno avuto accesso al dispositivo sequestrato. Il dirigente scolastico ha espresso il dolore dell’intera comunità scolastica attraverso un comunicato ufficiale, definendo l’accaduto come «una notizia che ci ha profondamente colpiti e addolorati». Il preside ha poi aggiunto che «un fatto del genere rappresenterebbe un atto di violenza gravissimo, totalmente incompatibile con i valori educativi, civili e umani che la nostra scuola promuove ogni giorno», ribadendo la massima vicinanza agli studenti e la piena collaborazione con le autorità.
Sulla questione è intervenuto anche Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma, invocando il pugno di ferro contro eventuali responsabili. Secondo Rusconi, qualora i fatti venissero accertati, la scuola dovrebbe procedere con la «bocciatura automatica dei responsabili», sottolineando però come la repressione debba essere accompagnata da percorsi preventivi e formativi volti a stroncare sul nascere pericolosi fenomeni di emulazione. Il caso, infatti, non è purtroppo isolato. Solo pochi mesi fa, tra novembre e dicembre, episodi simili avevano scosso due altri istituti superiori, dove scritte analoghe erano apparse sui muri dei bagni. Tuttavia, il caso attuale appare diverso e forse più oscuro, non solo per l’uso di un mezzo digitale, ma soprattutto per il possibile legame diretto con un episodio di violenza realmente accaduto e non ancora denunciato. In questo clima di sospetto e amarezza, il quartiere nord di Roma attende ora che la magistratura faccia chiarezza, mentre l’istituto tenta faticosamente di tornare a una normalità che oggi appare lontana.
M.M.