
Roma, la guardia giurata che uccise il ladro non rischia più l’ergastolo
Il dibattimento penale relativo ai drammatici fatti di via Cassia ha vissuto un momento di svolta decisivo durante la prima udienza tenutasi nell’aula bunker del carcere di Rebibbia. L’imputato Antonio Micarelli, la guardia giurata accusata di omicidio volontario e tentato omicidio, ha visto mutare sensibilmente la propria posizione giuridica grazie a una decisione del collegio giudicante che ha accolto le istanze presentate dal suo pool difensivo. I legali dell’uomo sono riusciti a ottenere la nullità del decreto di citazione a giudizio nella sezione riguardante le aggravanti contestate, un provvedimento che di fatto elimina la possibilità della condanna all’ergastolo. Questo passaggio procedurale apre inoltre la strada all’accesso a riti alternativi, che potrebbero garantire all’imputato un ulteriore e significativo sconto di pena rispetto a quanto inizialmente previsto dal quadro accusatorio.
La notizia del mutamento del capo d’imputazione ha suscitato una reazione di profondo sconforto e dolore nei familiari di Anton Ciurciumel, il giovane ventiquattrenne rimasto ucciso durante la sparatoria. La madre della vittima, Elena, è stata colpita da un malore durante l’udienza e ha espresso con forza tutta la sua amarezza per una decisione che percepisce come un’ingiustizia profonda. Tra le lacrime, la donna ha dichiarato che quanto accaduto in aula è «come se fosse morto di nuovo». Secondo la madre del giovane, la condotta di Micarelli meriterebbe una sanzione esemplare poiché il figlio «era giusto che pagasse il suo debito ma doveva farlo chiuso in carcere tutt’al più, non dentro a una bara al cimitero». La famiglia contesta duramente l’atteggiamento dell’imputato, accusandolo di non aver mostrato alcun segno di pentimento e di essersi preoccupato, subito dopo gli spari, più della propria tutela legale che di prestare soccorso al ferito.
Le indagini condotte dai carabinieri della compagnia Trionfale, sotto il coordinamento della Procura, hanno ricostruito minuziosamente i tragici istanti del tardo pomeriggio del 6 febbraio 2025. Nonostante Micarelli abbia sempre sostenuto la tesi della legittima difesa, affermando di aver esploso colpi verso il terreno per intimorire i malviventi, le riprese delle telecamere di sorveglianza di un edificio limitrofo sembrano raccontare una dinamica differente. I video mostrerebbero l’imputato, ancora in divisa da lavoro, mentre insegue i rapinatori in fuga verso il cancello esplodendo proiettili a braccio teso. Le immagini documentano una sequenza in cui la guardia giurata si dirige verso l’auto dei fuggitivi sparando contro lo sportello del conducente e inseguendo successivamente gli altri complici oltre la recinzione.
Il cuore del processo verterà dunque sulla reale intenzione di uccidere e sulla proporzionalità della risposta armata rispetto alla minaccia dei rapinatori, che in quel momento stavano abbandonando il cortile di via Cassia 1004 dopo un colpo in appartamento. Mentre la difesa punta a dimostrare lo stato di agitazione e la necessità di difendere la proprietà e i propri cari, l’accusa sottolinea la freddezza mostrata nelle intercettazioni ambientali e telefoniche subito dopo l’evento.
M.M.