
Roma, il piano del Campidoglio per allargare la zona 30
La trasformazione della mobilità urbana nella Capitale prosegue con determinazione attraverso una strategia che mira a coniugare la tutela dell’ambiente con una drastica riduzione degli incidenti stradali. Il Campidoglio sta portando avanti una campagna capillare per l’estensione delle zone a velocità limitata, andando ben oltre il perimetro del centro storico già tutelato dalla Ztl. L’obiettivo è quello di ridisegnare il tessuto urbano favorendo la convivenza tra pedoni e veicoli, riducendo la supremazia del mezzo privato a favore di una fruizione degli spazi più sicura e vivibile. In questi giorni, la nuova segnaletica che impone il limite dei 30 km/h è apparsa a Monteverde, in via Ozanam, segnando solo uno dei tanti interventi che i Municipi stanno attuando sulla viabilità di quartiere.
Il progetto dell’amministrazione capitolina si sta espandendo rapidamente, coinvolgendo cinquantadue strade individuate in ogni quadrante della città, dalle zone più centrali fino alle estreme periferie. L’assessore alla mobilità Eugenio Patanè ha ribadito la centralità di questa iniziativa, evidenziando come le zone 30 non siano solo una misura restrittiva ma un nuovo paradigma culturale. Secondo l’assessore, questi interventi hanno una finalità precisa: «Da un lato sono importanti per limitare la velocità dei veicoli, migliorando la sicurezza stradale; dall’altro introducono un nuovo modello di convivenza urbana, trasformando il rapporto tra i cittadini e l’ambiente in cui abitano». La mappatura degli interventi tocca strade nevralgiche come via del Pigneto, viale dei Consoli, via San Godenzo e piazza Giovenale, creando una rete di percorsi protetti che attraversa l’intera metropoli.
Oltre ai semplici limiti di velocità, il fulcro del piano risiede nella creazione delle isole ambientali, ovvero aree soggette a interventi urbanistici profondi che prevedono pedonalizzazioni e riqualificazioni degli spazi pubblici. Esempi concreti di questa metamorfosi si riscontrano a Casal Bertone e a Casal Monastero, dove assi stradali nati per lo scorrimento veloce sono stati convertiti in zone a misura d’uomo, facilitando i collegamenti sicuri tra le scuole e le parrocchie. Anche l’Aventino è stato interessato da modifiche puntuali, con l’installazione di attraversamenti rialzati volti a scoraggiare l’uso del colle come scorciatoia ad alta velocità. L’assessore Patanè ha chiarito che l’intento è «redistribuire lo spazio fisico esistente, riducendo la centralità del trasporto privato a favore della mobilità dolce e della tutela dei pedoni».
I benefici attesi da questa rivoluzione stradale non riguardano solo la sicurezza, ma colpiscono direttamente l’emergenza legata all’inquinamento atmosferico e acustico. Le stime tecniche prevedono una contrazione significativa delle emissioni nocive, con un calo del 19% per quanto riguarda il biossido d’azoto e una riduzione sensibile dell’anidride carbonica, ma bisogna tenere conto che invece, dove è già stata sperimentata, come a Bologna, i risultati reali sono di ben altro tenore: vedremo. Anche la qualità della vita sonora dei residenti beneficerà di questi provvedimenti, grazie a un abbattimento del rumore da traffico pari a circa il 38%: anche questo dato è una stima, bisognerà poi verificare la reale efficacia.