
Roma, console africano accusato di stalking e maltrattamenti in famiglia
Nelle ovattate stanze della diplomazia capitolina, dove il protocollo e l’immunità solitamente garantiscono un’apparente imperturbabilità, si sta consumando un dramma familiare che ha varcato le soglie della questura. Un console di un importante Stato africano si trova oggi al centro di un’indagine della Procura di Roma con l’accusa di maltrattamenti e stalking ai danni della consorte. La vicenda, che mette a nudo quanto le dinamiche di sopraffazione possano essere trasversali e colpire anche i contesti sociali più elevati, ruota attorno al rifiuto dell’uomo di accettare l’indipendenza professionale della moglie. La donna, che vanta un passato di prestigio nei ranghi di diversi ministeri, aveva scelto di mettere in pausa la propria carriera nel 2021 per sostenere l’ascesa diplomatica del marito, ma il desiderio di tornare a realizzarsi ha innescato una spirale di violenza verbale e psicologica senza precedenti.
Il clima familiare è diventato irrespirabile a partire dalla seconda metà del 2025, in coincidenza con un nuovo incarico ottenuto dalla signora come consulente presso un’agenzia delle Nazioni Unite. Quello che avrebbe dovuto essere un traguardo condiviso è diventato invece il casus belli: secondo quanto denunciato, il console avrebbe preteso una totale sottomissione, culminata nel giugno scorso in un’aggressione fisica che ha coinvolto anche il figlio maggiore, avvenuta sotto gli occhi del fratello più piccolo. Dopo quell’episodio, la vittima ha trovato il coraggio di abbandonare l’abitazione familiare, portando con sé i bambini che, sentiti in seguito da psicologhe e assistenti sociali, hanno confermato il desiderio di restare con la madre e la gravità dei fatti accaduti tra le mura domestiche.
Le prove raccolte dagli inquirenti includono trascrizioni di messaggi audio in cui il diplomatico lanciava accuse farneticanti, parlando di magia nera e tradimenti inesistenti, arrivando a definire la moglie una donna che ha saputo solo « aver venduto il corpo e la dignità alla gente ». Non si è trattato però solo di insulti: l’indagato avrebbe utilizzato i mezzi e il prestigio del suo ufficio per perseguitare la consorte, effettuando pedinamenti con l’auto diplomatica e presentandosi davanti alla scuola dei figli per minacciarla di un imminente rimpatrio forzato. In un episodio particolarmente emblematico del tentativo di sabotaggio professionale, l’uomo avrebbe denunciato falsamente lo smarrimento del passaporto diplomatico della donna per impedirle di partire per una missione di lavoro all’estero, arrivando persino a contattare i suoi superiori per screditarla con calunnie su presunte malversazioni passate.
La situazione è precipitata ulteriormente a luglio, quando la donna, di ritorno dalle vacanze nel proprio Paese d’origine, ha scoperto che la serratura di casa era stata bloccata con un lucchetto, rendendo impossibile il recupero degli effetti personali suoi e dei bambini. Sul piano economico, il console avrebbe ridotto il mantenimento a cifre irrisorie, smettendo poi del tutto di contribuire, lasciando che le spese scolastiche gravassero interamente sul consolato. Nonostante il procedimento sia ancora nelle fasi iniziali, le autorità hanno già adottato misure significative per proteggere il nucleo familiare: il tribunale civile ha emesso un divieto di espatrio per i figli, scongiurando il rischio di un trasferimento forzato all’estero.
Durante l’ultimo colloquio presso la Squadra mobile dello scorso 31 marzo, la vittima ha ribadito le minacce ricevute, come le frasi in cui il marito la ammoniva dicendole «tu non sai di cosa sono capace io» o ancora «se osi fare qualcosa contro di me sarà la tua fine». Proprio per l’estrema pericolosità del soggetto, la polizia ha raccomandato alla signora la massima segretezza sul suo attuale domicilio, invitandola a segnalare immediatamente ogni tentativo di avvicinamento. Una storia di ordinaria prevaricazione che, sotto il mantello della diplomazia, rivela la fragilità di una donna determinata a non rinunciare alla propria dignità nonostante le pressioni di un potere che si credeva intoccabile.
M.M.