
Primato dell’Italia nella crescita del reddito reale delle famiglie
Il panorama economico internazionale sta delineando uno scenario in cui l’Italia emerge con una forza inaspettata, posizionandosi come capofila tra le grandi economie mondiali per quanto riguarda il benessere finanziario dei nuclei familiari. Secondo i dati più recenti diffusi dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, il reddito reale pro capite delle famiglie italiane ha mostrato un incremento significativo, segnando una netta controtendenza rispetto alla media dei partner del G7. Nel terzo trimestre dello scorso anno, questo indicatore ha registrato un balzo dell’1,7%, una performance che svetta non solo nel confronto con le nazioni europee ma anche nell’intero blocco dei 38 Paesi più industrializzati al mondo. Questa spinta è stata alimentata principalmente dalla crescita della retribuzione dei dipendenti, un dato che, insieme alla dinamicità mostrata dalla Polonia, rappresenta uno dei rialzi più consistenti osservati dalla fine del 2022 tra i membri dell’Organizzazione.
Le analisi dell’Ocse trovano conferma nei rilievi statistici della Fondazione Edison su base Eurostat, evidenziando un trend che è stato accolto con soddisfazione dalle istituzioni nazionali. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto sottolineare l’importanza di questi risultati attraverso i propri canali comunicativi, evidenziando come la situazione italiana sia drasticamente differente da quella dei vicini europei. «Dopo l’Istat, anche l’Eurostat certifica una serie di dati positivi sul potere d’acquisto degli italiani – ha dichiarato la premier. – Nel terzo trimestre del 2025, il potere d’acquisto pro capite è cresciuto dell’1,7%, circa il triplo del risultato di Spagna e Germania, mentre in Francia è addirittura diminuito. Nel periodo compreso tra il IV trimestre 2024 e il III trimestre 2025, la crescita è stata del 3,5%, a fronte dello 0,9% della Spagna, dello 0,3% della Germania e del -0,4% della Francia».
Proseguendo nella sua analisi, il capo del governo ha aggiunto: «Dall’insediamento del governo al terzo trimestre 2025, il potere d’acquisto per abitante ha fatto registrare un +7,5%, più che compensando l’alta inflazione del biennio 2022/2023. Rispetto al periodo pre-Covid, la crescita è stata del 7,7%. Sono dati che ci rendono orgogliosi, che smentiscono molte narrazioni e che ci spingono a proseguire su questa strada, con la consapevolezza che c’è ancora molto da fare». Mentre l’Italia corre, il resto dell’area Ocse arranca, con un’espansione media dell’indicatore ferma ad appena lo 0,3% nell’ultima parte dell’anno. La penisola ha staccato nettamente la Germania, ferma allo 0,9%, e ha mostrato una vitalità superiore a quella dell’intero gruppo dei grandi, dove il reddito complessivo appare sostanzialmente stagnante.
Le difficoltà dei partner internazionali sono evidenti osservando i dati del Regno Unito, dove il reddito è sceso dello 0,8% a causa di una disoccupazione elevata e di una pressione inflazionistica persistente, aggravata da un aumento della tassazione su redditi e patrimoni. Situazioni simili si riscontrano in Francia e Canada, dove il reddito reale è calato rispettivamente dello 0,3% e dello 0,1% per via dell’inflazione, nonostante una crescita del Pil. Anche gli Stati Uniti hanno visto interrompersi il loro lungo ciclo di crescita post-pandemica con una flessione dello 0,1%. Il calo più vistoso è però quello dei Paesi Bassi, con una perdita dell’1,6% dovuta all’aumento dei contributi sociali e fiscali che hanno vanificato i rialzi salariali. In questo contesto, il recupero italiano non solo riduce il divario con i livelli pre-pandemici, ma rafforza la fiducia dei mercati, spingendo le agenzie di rating a migliorare le prospettive sul Paese, mentre cresce parallelamente la propensione al risparmio degli italiani, tornata ai massimi degli ultimi quindici anni.