Pomezia, 46enne muore folgorato durante un furto. Caccia ai complici

11/02/2026

Una scoperta agghiacciante ha scosso la quiete della zona industriale alle porte di Pomezia, trasformando un normale intervento di manutenzione in una scena da incubo. Alcuni tecnici, inviati in via Campobello per ripristinare i servizi elettrici di alcuni uffici dell’area, si sono trovati di fronte a un corpo senza vita, completamente carbonizzato e in avanzato stato di decomposizione. La vittima era piegata all’interno di una cabina elettrica, in una posizione che testimoniava la violenza della scarica che l’aveva colpita. L’impatto emotivo per i lavoratori è stato fortissimo: all’apertura della porta, l’odore acre della decomposizione ha investito i presenti, provocando un malore a uno dei tecnici che per primo ha scorto i resti umani tra i circuiti ad alta tensione.

Sul posto sono immediatamente accorsi i carabinieri della compagnia di Pomezia insieme al medico legale per i primi rilievi. Nonostante le condizioni del cadavere abbiano reso inizialmente difficile ogni valutazione, le analisi successive hanno confermato la dinamica dell’incidente. L’uomo è morto folgorato mentre tentava di recidere i cavi elettrici per asportarne il rame. Non sono stati rinvenuti segni di violenza esterna riconducibili a terzi, confermando l’ipotesi della morte accidentale avvenuta durante la commissione di un reato. La vittima è stata identificata come G. M. T., un italiano di 46 anni già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a furti e reati contro il patrimonio.

La ricostruzione investigativa suggerisce che il decesso sia avvenuto nella giornata di domenica, quando il consorzio era meno frequentato e l’uomo ha potuto agire indisturbato. Tuttavia, dai rilievi effettuati sulla linea elettrica è emerso che parte del rame è stata effettivamente portata via. Questo elemento porta gli inquirenti a credere che la vittima non fosse sola, ma accompagnata da uno o più complici che, di fronte alla tragedia, hanno preferito raccogliere il bottino e fuggire, abbandonando il compagno senza prestare soccorso o dare l’allarme. Il corpo è rimasto così nascosto per giorni tra la vegetazione che occulta le strutture tecniche di via Campobello, una zona isolata che si presta tristemente a incursioni di questo tipo.

L’identificazione è stata resa complessa non solo dallo stato della salma, ma anche dal fatto che i documenti rinvenuti nelle tasche dell’uomo erano parzialmente bruciati. Ora l’attenzione degli investigatori si sposta sulla ricerca dei fuggitivi. Sebbene l’area della cabina non sia coperta da telecamere di videosorveglianza, i militari hanno repertato alcuni oggetti trovati nelle immediate vicinanze che potrebbero fornire tracce biologiche o impronte utili per risalire all’identità di chi si trovava con G. M. T. in quegli istanti fatali. La salma è stata infine riaffidata ai familiari dopo il nulla osta delle autorità.

M.M.

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