
Migranti, nuovo decreto del Governo: stretta sui rimpatri e sul blocco navale
L’ordine di procedere con la massima tempestività è partito direttamente dai piani alti di Palazzo Chigi, con l’obiettivo di varare una nuova e decisa stretta sulla gestione dei flussi migratori. Il governo guidato da Giorgia Meloni è pronto a presentare un decreto legge nuovo di zecca, concepito per aggirare le lungaggini parlamentari e rendere immediatamente operative le misure più severe. Il provvedimento servirà a recepire il Patto di migrazione e asilo europeo, che entrerà ufficialmente in vigore il prossimo 12 giugno, ma dietro questo sprint non si cela soltanto il dovere istituzionale di allinearsi alle normative di Bruxelles. Fonti qualificate rivelano infatti una precisa motivazione politica: l’esecutivo intende mettere una firma decisa sul contrasto all’immigrazione irregolare all’inizio di quella che si prospetta come l’ultima estate prima della prossima tornata elettorale.
Nel nuovo testo confluiranno i passaggi più significativi e discussi del disegno di legge sul Patto migranti, che era stato licenziato dal Consiglio dei ministri a febbraio ma che da oltre tre mesi risulta incagliato nelle aule del Parlamento. La novità più rilevante è rappresentata dalla norma che introduce la possibilità di attivare un blocco navale temporaneo. Il governo potrà infatti vietare l’ingresso dei cittadini stranieri nelle acque territoriali italiane in presenza di gravi minacce come il terrorismo o di una pressione migratoria definita straordinaria. Tra i casi limite considerati per far scattare il blocco spicca quello delle emergenze sanitarie di rilevanza internazionale. Si tratta di una dicitura che si collega direttamente all’allarme globale per la nuova epidemia di Ebola in Africa, che ha spinto l’Organizzazione mondiale della Sanità a innalzare i livelli di attenzione e che ha già registrato un sospetto caso in Sardegna. La presidenza del consiglio segue da vicino l’evoluzione del virus, che sarà centrale nel prossimo Consiglio europeo di metà giugno, e vuole farsi trovare pronta a sigillare i confini marittimi qualora la situazione dovesse peggiorare.
La necessità di accelerare i tempi e blindare i confini risponde anche a dinamiche politiche interne, come il consolidamento nei sondaggi della nuova formazione politica guidata dal generale Vannacci che invoca la remigrazione e l’allontanamento di tutti gli irregolari. Per questa ragione, durante una serie di riunioni tra i vertici del Viminale e il sottosegretario Alfredo Mantovano, si è deciso di abbandonare la via del disegno di legge a favore dello strumento del decreto, nonostante gli ultimi monitoraggi del ministero dell’Interno non segnalino al momento nuovi arrivi via mare.
Il decreto conterrà una corsia preferenziale per rendere le espulsioni molto più rapide, estendendo i casi di allontanamento anche per chi riceve condanne detentive legate a reati di violenza o minaccia a pubblico ufficiale, lesioni all’interno dei centri di permanenza per il rimpatrio e reati familiari. Le procedure di frontiera saranno accelerate al massimo, imponendo un limite di dodici settimane per stabilire il diritto all’asilo, affiancato da un fermo amministrativo di 72 ore per i controlli iniziali e dall’obbligo di residenza in un luogo preciso per garantire la reperibilità del richiedente. Infine, sul delicato tema dei Paesi sicuri, il governo intende superare i confini della lista comunitaria introdotta per sbloccare l’accordo con l’Albania, riservandosi il diritto di qualificare come sicuri anche Stati terzi non inclusi nell’elenco dell’Unione Europea. Questa mossa promette di accendere un duro scontro con la magistratura, chiamata a convalidare i futuri trattenimenti nei centri di accoglienza.