
Imprese 2025: Roma e Lazio trainano l’Italia, saldo positivo record, +2,54%
Il sistema imprenditoriale italiano ha archiviato il 2025 consolidando un percorso di crescita che supera i risultati degli anni precedenti. Secondo le rilevazioni di Movimprese, elaborate da Unioncamere e InfoCamere, il bilancio dell’anno si è chiuso con un saldo attivo di 56.599 imprese, portando lo stock complessivo delle unità registrate a quota 5.849.524. Questo incremento si traduce in un tasso di crescita dello 0,96%, un valore superiore sia allo 0,62% del 2024 sia allo 0,70% del 2023, evidenziando una vitalità del tessuto economico nazionale nonostante le incertezze del quadro geopolitico globale.
All’interno di questo scenario positivo, il Lazio si distingue come la regione più dinamica d’Italia, con un tasso di crescita del 2,07%. Il territorio regionale ha visto la nascita di 35.852 nuove realtà produttive a fronte di 23.593 cessazioni, chiudendo l’anno con un saldo di 12.259 imprese. A fine dicembre, le imprese registrate nel Lazio rappresentavano il 10,1% dell’intero patrimonio aziendale nazionale. Questo successo regionale è trainato in larga misura dalle performance eccezionali della Capitale, che ha stabilito un vero e proprio primato nazionale.
Roma e la sua provincia hanno infatti registrato il miglior saldo imprenditoriale del Paese, con 11.097 unità in più, frutto di oltre ventottomila iscrizioni. Il tasso di crescita romano, pari al 2,54%, risulta quasi tre volte superiore alla media nazionale. Il presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti, ha commentato con favore questi risultati sottolineando come «in una situazione socio-politica generale ancora instabile e in un quadro economico globale di forte imprevedibilità, i dati elaborati da Unioncamere e Infocamere inducono a un certo ottimismo e confermano una tenace dinamicità del nostro tessuto produttivo». Tagliavanti ha poi aggiunto che per Roma e il Lazio si tratta di «un risultato importante e incoraggiante», attribuendo parte del merito alla spinta propulsiva generata dal Giubileo e dai fondi del Pnrr.
A livello nazionale, la crescita è stata determinata da una combinazione di fattori, tra cui la tenuta delle nuove iscrizioni e una significativa diminuzione delle chiusure, calate del 6,7% rispetto all’anno precedente. Andrea Prete, presidente di Unioncamere, vede in questo calo delle cessazioni «un segnale concreto della capacità di tenuta e di resilienza del sistema produttivo nazionale». Tuttavia, i dati confermano anche una trasformazione strutturale dell’economia italiana: mentre i settori tradizionali come agricoltura, commercio e manifattura continuano a contrarsi, si assiste a un deciso rafforzamento dei servizi.
In particolare, i comparti legati alle attività finanziarie e assicurative hanno fatto registrare balzi vicini al 6%, seguiti dal settore energetico. Al contrario, l’agricoltura ha perso oltre ottomila imprese e il commercio ha visto sparire quasi diecimila unità. In controtendenza rispetto alla manifattura, il comparto dell’edilizia si conferma in salute, chiudendo l’anno con oltre novemila imprese in più. Questo riposizionamento verso i servizi professionali e di supporto alle imprese appare ormai come l’elemento centrale dei percorsi di innovazione e sviluppo del Paese.