
Il Ministero della Cultura interviene per salvare il Teatro delle Vittorie
Potrebbe profilarsi un inaspettato lieto fine nella complessa vicenda legata alla dismissione immobiliare della televisione di Stato, in particolare per quanto riguarda la cessione di uno dei suoi luoghi più emblematici e ricchi di fascino. Si tratta dello storico Teatro delle Vittorie di Roma, lo spazio iconico in cui giganti dello spettacolo come Mina, Raffaella Carrà, Corrado, Walter Chiari e Lelio Luttazzi hanno scritto pagine fondamentali della televisione, entrando nelle case di milioni di cittadini italiani. A soli cinque giorni dalla scadenza ufficiale del bando per la manifestazione d’interesse all’acquisto, il Ministero della Cultura ha infatti comunicato formalmente il proprio vivo interessamento non solo per la sala romana, ma anche per un altro prestigioso immobile situato a Venezia. Si tratta di Palazzo Labia, attuale sede della radiotelevisione pubblica nel Veneto, un sontuoso edificio in stile barocco celebre nel mondo poiché custodisce al suo interno uno straordinario ciclo di affreschi realizzati da Giambattista Tiepolo.
L’intenzione del dicastero guidato da Alessandro Giuli, come specificato in una nota ufficiale diffusa dagli uffici ministeriali, è quella di «valutare percorsi di valorizzazione culturale dei due immobili di particolare rilievo storico e artistico». Nella pratica, questa dichiarazione d’intenti suggerisce che sia il Teatro delle Vittorie sia Palazzo Labia potrebbero subire una profonda trasformazione, venendo convertiti in veri e propri spazi museali aperti al pubblico. Per quanto riguarda la struttura capitolina, tuttavia, non si esclude l’ipotesi di mantenere attiva anche l’originaria e storica funzione di spazio teatrale e di intrattenimento. La mobilitazione istituzionale era stata sollecitata con forza dallo showman Fiorello, il quale aveva raccolto un accorato appello lanciato da Renzo Arbore. Durante una fortunata trasmissione radiofonica, il conduttore siciliano aveva ricordato la presenza del vincolo delle Belle Arti sull’immobile di via Col di Lana, sottolineando come la vendita richiedesse necessariamente il via libera ministeriale e l’eventuale esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato.
Lo stesso Fiorello si era spinto a proporre una soluzione concreta attraverso un messaggio vocale indirizzato direttamente al ministro della Cultura, suggerendo che lo Stato acquistasse la struttura per poi concederla nuovamente alla Rai. La risposta del ministro Giuli non si era fatta attendere, rassicurando il conduttore sul fatto che il ministero avrebbe fatto tutto il possibile, verificando le risorse a disposizione. L’idea di un grande museo del varietà televisivo ha trovato immediato sostegno anche in altre figure di spicco del panorama mediatico come Amadeus e lo storico giornalista Vincenzo Mollica, entrambi profondamente legati alla storia di quel palcoscenico.
Dal canto suo, l’azienda di viale Mazzini ha confermato la propria linea strategica, spiegando che la dismissione dei quattordici immobili previsti dal piano di razionalizzazione risponde a criteri di sostenibilità economica e modernizzazione, senza alcuna volontà di cancellare il passato ma con l’intento di declinarlo verso il futuro. Nonostante il persistere di forti perplessità e le proteste di piazza organizzate dai sindacati dei giornalisti a difesa del patrimonio e del servizio pubblico, l’apertura del ministero apre la strada a una proficua collaborazione istituzionale per la salvaguardia della memoria storica del paese.