Il falso 007 usava le sale di Palazzo Chigi per finti colloqui d’assunzione

16/03/2026

L’audacia di certi raggiri supera talvolta la fantasia dei migliori sceneggiatori di spy-story, e il caso di Andrea Visentin ne è la prova lampante. L’uomo, attualmente ai domiciliari con le pesanti accuse di truffa e sostituzione di persona, non si limitava a millantare conoscenze altolocate, ma aveva trasformato i palazzi delle istituzioni nel palcoscenico della sua personale recita. Entrava e usciva da Largo Chigi 19, sede distaccata della Presidenza del Consiglio dove si trovano gli uffici di diversi ministri senza portafoglio, con la disinvoltura di un navigato alto funzionario. La sua infiltrazione era arrivata a un punto tale che utilizzava le sale istituzionali per svolgere colloqui di lavoro con le persone che sistematicamente raggirava, facendosi consegnare decine di migliaia di euro in cambio di promesse d’assunzione, ovviamente fasulle, nei servizi segreti o nei quadri amministrativi dello Stato.

Le testimonianze raccolte dagli inquirenti descrivono un sistema di manipolazione estremamente efficace, basato su una fitta rete di menzogne e una sapiente gestione dei protocolli d’accesso. Una delle vittime principali ha raccontato di essere entrata in contatto con Visentin tramite un’amica, convinta che l’uomo avesse già aiutato un parente a superare un concorso per il personale amministrativo della Camera dei Deputati. La donna ha riferito di aver versato ben 50mila euro nella speranza di far ottenere al figlio un posto di prestigio, a cui se ne sono aggiunti altri 18mila per un presunto contratto quinquennale come portinaia per lei stessa. Negli atti dell’inchiesta emerge come la donna avesse inviato i propri documenti via WhatsApp «per agevolare la pratica di ingresso a Galleria Colonna», recandosi poi fisicamente all’ufficio passi. Una volta lì, sarebbe stata accolta con estremo riguardo, «venendo accompagnata da una persona con l’ascensore al primo piano, fino al corridoio dove da una stanza usciva Visentin. La donna ha riferito di avere svolto il colloquio all’interno di una grande sala con un tavolo e alla presenza solo di Visentin. Lui le aveva presentato la sua segretaria, che si sarebbe occupata di offrirle un caffè».

Il successo dell’impostore risiedeva nella sua capacità di apparire assolutamente integrato nell’ambiente governativo. Arrivava a bordo di un’auto dotata di lampeggiante blu regolarmente in funzione, parcheggiava senza alcun timore nelle aree riservate ai mezzi della Polizia e si muoveva scortato da giovani collaboratori. Questi ultimi, perquisiti di recente dalla Digos, sono risultati essere essi stessi vittime del raggiro: avevano pagato a Visentin un totale di 158mila euro con l’illusione di essere stati reclutati dai servizi segreti o dalla Presidenza del Consiglio. I tesserini che esibivano con orgoglio erano però falsi, realizzati con codici clonati da dipendenti reali totalmente ignari, mentre il distintivo della Polizia in loro possesso era stato rubato nel lontano 2015. Con il passare dei mesi, la presenza di Visentin a Largo Chigi era diventata talmente abituale che gli addetti alla vigilanza avevano smesso di sottoporlo a controlli rigorosi, dando ormai per scontato che si trattasse di un soggetto accreditato ai massimi livelli.

La perquisizione domiciliare effettuata presso l’abitazione dell’indagato ha portato alla luce un vero e proprio laboratorio del falso, confermando la pericolosità e la meticolosità del suo agire. Gli agenti hanno rinvenuto numerosi Crest riconducibili alla Polizia di Stato e alle vecchie agenzie di intelligence come il Sismi e il Sisde, oltre a materiale del moderno Aisi. Gli investigatori hanno sequestrato una stampante professionale per la realizzazione di badge, un lampeggiante blu, uno sfollagente telescopico e una mole impressionante di documenti cartacei con loghi istituzionali, bozze di contratti di assunzione e curricula di altre potenziali vittime. Secondo l’informativa della Digos, l’uomo frequentava senza alcun titolo quegli uffici almeno dal 2022. La vicenda solleva interrogativi inquietanti sulla sicurezza dei palazzi del potere, specialmente considerando che Visentin era riuscito a introdurre persino una finta cugina, presentata come futura responsabile delle Belle Arti con uno stipendio da 5mila euro al mese. Il rischio di reiterazione del reato ha spinto i magistrati a confermare la custodia cautelare per evitare che nuove persone possano cadere nella sua rete.

M.M.

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