
Ha svuotato il conto dell’anziana che accudiva, a processo la badante
Immaginate una signora di oltre novant’anni, segnata da un grave decadimento cognitivo che le rende difficile persino camminare, che improvvisamente diventa un’acquirente seriale sulle piattaforme di Amazon e un’appassionata frequentatrice virtuale dell’Apple Store. È questo il surreale scenario di una vicenda giudiziaria che sta scuotendo le aule del Tribunale di Roma. Secondo la ricostruzione della Procura, la donna, che per giunta non possedeva nemmeno la patente di guida, sarebbe stata indotta a compiere operazioni finanziarie spericolate, ad acquistare un’autovettura e a firmare un testamento che ha spazzato via un patrimonio milionario accumulato in una vita di lavoro e successi.
Al centro del processo si trova Serafina C., la badante della donna, chiamata a rispondere dell’accusa di circonvenzione di incapace. Le indagini sono scattate in seguito alla denuncia dei nipoti della signora, eredi naturali di una coppia che non aveva avuto figli, i quali hanno deciso di non restare a guardare quello che definiscono come un vero e proprio furto di famiglia. Il capo di imputazione descrive una situazione di estrema vulnerabilità, in cui l’imputata avrebbe agito «abusando dello stato di infermità» della vittima, descritta come una «persona in età molto avanzata (93 anni) e affetta da deterioramento cognitivo di grado moderato-grave», spingendola a compiere atti dai risvolti giuridici ed economici catastrofici sia per lei che per i suoi legittimi successori.
Uno degli episodi più eclatanti e quasi grotteschi riguarda l’acquisto di una Fiat Panda nel gennaio del 2019. Nonostante Angelina non avesse alcuna necessità di un mezzo proprio né la capacità fisica di mettersi al volante, vennero sborsati oltre seimila euro per un veicolo che la badante intestò prima a se stessa e poi alla propria figlia. Quel mezzo, lungi dal servire alle necessità dell’anziana, sarebbe stato utilizzato per continui spostamenti tra la capitale e un Comune del napoletano, come confermato dai solleciti di pagamento del Telepass emersi durante le indagini difensive condotte dai nipoti, costituitisi parte civile nel procedimento. Ma l’automobile era solo il primo tassello di una manovra molto più ampia che mirava al cuore del patrimonio immobiliare e mobiliare della novantenne.
Nel febbraio del 2019, infatti, è comparso un testamento olografo con il quale l’aqnziana nominava la badante erede universale di un prestigioso appartamento di 183 metri quadrati situato in via di S. Fabiano, nel quartiere Gregorio VII, a pochissimi minuti dalle mura del Vaticano. Oltre all’immobile dove aveva vissuto col defunto marito per sessant’anni, la donna le lasciava ogni bene contenuto nella casa, inclusa la preziosa cantina, un’autorimessa di ampie dimensioni e un pianoforte di valore. Dopo la morte della novantenne, avvenuta nell’aprile del 2020, la badante ha proceduto all’accettazione dell’eredità e, nel giro di soli due mesi, ha rivenduto gli immobili per una cifra vicina ai 580mila euro, consolidando un guadagno rapidissimo.
Durante l’ultima udienza davanti al Tribunale monocratico, la testimonianza del maresciallo che ha condotto le indagini ha gettato ulteriore luce sulle anomalie finanziarie. Gli investigatori hanno trovato estremamente singolare che una donna ultranoventenne si dedicasse a prenotazioni online per vacanze estive in hotel a quattro stelle in Calabria o ad acquisti tecnologici compulsivi. Ancora più allarmanti sono stati i rilievi sui flussi di cassa: tra la fine del 2018 e l’aprile del 2019 sono stati effettuati prelievi settimanali tra i 3mila e i 5mila euro presso una filiale di piazza Pio XI, per un totale di circa 55mila euro. Per sostenere questo ritmo di spesa, sono stati persino disinvestiti risparmi per 240mila euro appartenenti alla vittima. In questo contesto, emerge un dettaglio paradossale: la badante percepiva uno stipendio di 1.800 euro, pari all’intera pensione dell’anziana.
M.M.