Caos voli tra Roma e il Medio Oriente: l’attacco all’Iran paralizza i cieli

02/03/2026

L’improvvisa fiammata del conflitto in Medio Oriente, culminata negli attacchi sferrati da Israele e Stati Uniti contro obiettivi in territorio iraniano, ha scatenato un vero e proprio terremoto nei cieli internazionali, portando alla più vasta interruzione del traffico aereo globale dai tempi della pandemia di Covid. Mentre i droni e i missili riscrivono le geografie del rischio, le compagnie aeree si sono trovate costrette a ridisegnare rotte e calendari in una corsa contro il tempo per garantire la sicurezza di passeggeri ed equipaggi. Lo scalo di Roma Fiumicino, pur non essendo stato travolto da una paralisi totale, sta gestendo con estrema cautela i contraccolpi di questa crisi, con una serie di cancellazioni mirate che riflettono la gravità della situazione geopolitica attuale.

Le prime avvisaglie del caos si sono manifestate già il 28 febbraio, quando le principali aerolinee hanno iniziato a congelare i collegamenti con le aree più calde del quadrante mediorientale. La compagnia di bandiera italiana ha risposto con fermezza all’evolversi degli eventi, prendendo decisioni drastiche per tutelare i propri velivoli. «Ita Airways ha deciso di sospendere i voli da e per Tel Aviv fino al 7 marzo, incluso il volo AZ809 dell’8 marzo», una misura che si accompagna al divieto assoluto di solcare gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq e Iran per tutto il periodo dell’emergenza. Per quanto riguarda lo scalo Leonardo da Vinci, nella giornata di lunedì 2 marzo si sono registrate 45 cancellazioni tra arrivi e partenze, mentre per martedì 3 marzo il numero dovrebbe ridursi a 12 tratte soppresse su un volume ordinario di circa 800 voli giornalieri. Fortunatamente, la tempestività delle comunicazioni ha evitato che migliaia di viaggiatori si ammassassero inutilmente nei terminal romani.

Se a Roma la situazione appare sotto controllo, il cuore del disastro logistico si trova negli hub del Golfo. Dubai, uno degli scali intercontinentali più trafficati del pianeta, è rimasto parzialmente paralizzato a causa dei danni subiti dai droni iraniani, che hanno colpito l’area dove ha sede il quartier generale di Emirates. Tra le migliaia di persone rimaste bloccate negli Emirati figurano anche esponenti di spicco delle istituzioni italiane, come il ministro della Difesa Guido Crosetto e il questore di Roma Roberto Massucci, testimoni oculari di una notte scandita dal rumore delle esplosioni. In risposta a questo blocco forzato, la Farnesina ha rafforzato i propri presidi. Il ministro Antonio Tajani ha infatti annunciato la creazione di una «Task Force Golfo che rafforzerà il lavoro dell’Unità di Crisi e sosterrà l’impegno delle ambasciate e dei consolati nella regione», uno strumento necessario per gestire le richieste d’aiuto dei connazionali impossibilitati a rientrare in patria.

Il bilancio globale dell’interruzione è impressionante: oltre un milione di persone sono rimaste a terra, con più di cinquemila partenze annullate tra il 28 febbraio e il primo marzo. I giganti del cielo come Emirates, Etihad, Lufthansa e British Airways hanno congelato gran parte delle proprie operazioni, con picchi di cancellazioni che hanno sfiorato il quaranta per cento per vettori come Qatar Airways. Oltre ai disagi immediati, il settore deve fare i conti con gli avvertimenti degli enti regolatori. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha lanciato un monito che non lascia spazio a interpretazioni, sconsigliando caldamente di sorvolare quasi tutti gli stati della regione, dal Kuwait all’Arabia Saudita. La motivazione tecnica fornita è raggelante, poiché, come riportato dalle agenzie di sicurezza, «il rischio è l’abbattimento» dei velivoli civili in un contesto di spazio aereo saturo di ordigni bellici.

Nonostante Eurocontrol abbia ipotizzato una riapertura dello spazio aereo israeliano per la mattina del 6 marzo, le variabili del conflitto rendono ogni data estremamente incerta. Lo sforzo logistico richiesto per smaltire gli arretrati e riposizionare aeromobili ed equipaggi richiederà giorni di lavoro incessante, ammesso che le ostilità non conoscano nuovi e più violenti picchi. Per gli italiani bloccati nelle città del Golfo o nei resort mediorientali, la parola d’ordine resta la prudenza, in attesa che i corridoi umanitari e diplomatici riaprano la via verso casa.

M.M.

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