Caos voli: il ponte della Befana tra radar in tilt e passeggeri abbandonati

05/01/2026

Il rientro dalle festività si è trasformato in un calvario per migliaia di viaggiatori, intrappolati in un network aereo europeo paralizzato da guasti tecnici e condizioni meteo avverse. Scene di ordinaria disperazione hanno riempito i terminal di mezza Europa: passeggeri costretti a dormire sui nastri trasportatori dei bagagli, famiglie accampate tra trolley e borsoni, e una cronica mancanza di assistenza che ha trasformato il viaggio di ritorno in una prova di sopravvivenza. I disagi più pesanti si sono registrati tra Bergamo, Berlino, la Grecia e persino il circolo polare artico, delineando un inizio di 2026 nero per il trasporto aereo.

Il cuore del caos italiano è stato l’aeroporto di Orio al Serio, dove nel tardo pomeriggio di sabato 3 gennaio un’avaria al sistema di avvicinamento strumentale gestito da Enav, unita alla scarsa visibilità, ha bloccato lo scalo. Il bilancio è stato pesantissimo: 63 voli in arrivo deviati o cancellati e 39 partenze saltate. Anche la squadra della Roma, di ritorno dalla sfida contro l’Atalanta, è rimasta vittima del guasto al radar, dovendo ripiegare su un trasferimento in autobus verso Milano Linate per riuscire a decollare nella notte. Giovanni Sanga, presidente di Sacbo, ha provato a rassicurare l’utenza dichiarando: «Siamo rimasti in costante contatto con Enav, che ha provveduto a ripristinare il funzionamento dell’apparato, consentendo dalla mezzanotte il graduale ritorno alla normalità». Nonostante il ripristino, le riprogrammazioni dei voli, in gran parte operati da Ryanair, proseguiranno fino a mercoledì 7 gennaio.

Le testimonianze più drammatiche arrivano però da chi si è trovato lontano da casa senza supporto. A Berlino, circa 190 passeggeri diretti a Roma sono stati fatti salire su un aereo per poi restare prigionieri a bordo per quattro ore, prima che il volo venisse definitivamente annullato. La causa? Un paradosso burocratico: il ritardo accumulato ha fatto scattare il divieto federale di decollo notturno. «Siamo stati abbandonati 4 ore sull’aereo. Il comandante ci ha detto che lo scalo era chiuso per una legge federale che vieta i voli dalle 23 alle 5», racconta uno dei passeggeri. Simile sorte è toccata a un gruppo di bergamaschi bloccati a Rovaniemi, in Lapponia, dove le temperature sono crollate a -28 gradi. Senza voucher per hotel o pasti adeguati, i turisti hanno denunciato l’assenza totale di comunicazioni da parte della compagnia low-cost.

Anche il resto d’Europa ha mostrato fragilità strutturali preoccupanti. La Grecia ha dovuto chiudere l’intero spazio aereo per ore a causa di gravi anomalie alle frequenze radio, costringendo i velivoli già in volo ad atterraggi “manuali” senza l’ausilio dei sistemi automatizzati. A Torino, invece, è stato il ghiaccio sulle ali a bloccare le partenze, con attese che hanno superato le dieci ore. Persino le celebrità non sono state risparmiate: Leonardo Di Caprio è rimasto bloccato ai Caraibi, impossibilitato a raggiungere un festival in California a causa delle restrizioni aeree imposte nell’area per l’operazione speciale statunitense legata alla cattura del leader venezuelano Maduro.

In questo scenario di incertezza, la rabbia dei passeggeri si scaglia non solo contro i guasti tecnici, ma contro la gestione delle emergenze da parte delle compagnie. Molti viaggiatori hanno lamentato la mancanza di assistenza basilare — acqua, cibo e alloggio — trovandosi costretti a gestire autonomamente le spese di soggiorno in attesa di un volo disponibile. Mentre le autorità aeroportuali promettono indagini e miglioramenti, per migliaia di italiani il 2026 è iniziato con una notte passata sul pavimento di un terminal freddo, in attesa di una normalità che sembra ancora lontana.

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