Bracciano, tirava al bersaglio dalla finestra di casa: arrestato 60enne

08/02/2026

La quiete del quartiere Montebello, a Bracciano, è stata per settimane ostaggio di un terrore invisibile e silenzioso, capace di manifestarsi attraverso fori improvvisi nelle carrozzerie delle auto e vetri perforati con precisione chirurgica. Per molto tempo nessuno ha saputo dare un volto o un nome a quella minaccia costante, finché i carabinieri non hanno stretto il cerchio attorno a Koczy Marek, un cittadino polacco di 60 anni. L’uomo, un insospettabile incensurato senza una residenza ufficiale nella cittadina ma frequentatore abituale di un appartamento per lavori stagionali, era riuscito a trasformare una zona residenziale tranquilla nel proprio poligono di tiro privato. La sua cattura mette fine a un incubo che ha visto muri, infissi e persino veicoli in movimento finire sotto il mirino di un tiratore scelto che agiva in pieno giorno, nascosto dietro le persiane della propria cucina.

L’indagine condotta dai militari della compagnia locale è partita dalle numerose denunce presentate dai cittadini, preoccupati che quella strana sequenza di danneggiamenti potesse degenerare in tragedia. Le traiettorie dei colpi hanno guidato gli investigatori verso una palazzina specifica, permettendo di perimetrare l’area e individuare il punto esatto da cui venivano esplosi i proiettili. Secondo quanto ricostruito, l’uomo agiva con una metodicità inquietante: si affacciava, prendeva la mira con l’ausilio di ottiche professionali e sparava, per poi ritirarsi nell’ombra della sua abitazione e attendere il momento successivo. I carabinieri hanno parlato di una «potenza di fuoco che avrebbe potuto comportare serio pericolo anche e soprattutto per l’incolumità dei cittadini», considerando che i bersagli venivano colpiti con estrema precisione anche a oltre 150 metri di distanza dalla postazione di sparo.

La svolta definitiva è arrivata il 2 febbraio, quando i carabinieri hanno deciso di fare irruzione nell’appartamento sospetto proprio mentre il 60enne era impegnato in quello che appariva come un folle «tiro al bersaglio». Una volta all’interno, le forze dell’ordine si sono trovate davanti a quello che è stato definito un vero e proprio «arsenale». Sono stati infatti rinvenuti sei fucili ad aria compressa, di cui tre pesantemente modificati per raggiungere una potenza compresa tra i 40 e i 50 joule. Si tratta di valori che superano di gran lunga il limite dei 7,5 joule consentiti dalla legge per la libera detenzione, rendendo quegli strumenti delle vere e proprie armi micidiali. Oltre ai fucili, i militari hanno sequestrato silenziatori, centinaia di pallini di vario calibro, sistemi di ricarica automatica con compressori e sofisticati mirini telescopici per il tiro di precisione a lunga distanza.

L’aspetto più singolare dell’intera vicenda resta il profilo di Marek, un uomo che fino a pochi giorni fa era totalmente sconosciuto sia all’amministrazione comunale che alle autorità giudiziarie. Nonostante la gravità delle sue azioni e la pericolosità della strumentazione rinvenuta, non sono state accertate problematiche psichiatriche pregresse, lasciando ancora avvolto nel mistero il movente che lo ha spinto a terrorizzare i vicini di casa. Dopo l’arresto, l’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale di Civitavecchia su disposizione della Procura della Repubblica locale. A seguito dell’udienza di convalida davanti al giudice, il sessantenne è stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, mentre le armi restano sotto sequestro in attesa di ulteriori accertamenti balistici che dovranno confermare l’entità delle modifiche apportate e l’eventuale compatibilità con altri episodi di cronaca simili avvenuti nella provincia.

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