
Blitz nel centro massaggi nel Rione Monti, scoperto giro di prostituzione
Il cuore pulsante del centro storico di Roma, a due passi dal Colosseo e dalla Questura, nascondeva dietro insegne luminose e vetrine patinate un giro di illegalità legato allo sfruttamento della prostituzione. I carabinieri della Compagnia Piazza Dante, supportati dai colleghi del nucleo Tutela lavoro e dagli agenti della polizia locale, hanno messo fine all’attività di un centro benessere situato nella storica via Panisperna, nel Rione Monti. Che la struttura fosse gestita da cittadini stranieri era facilmente intuibile dalle scritte impresse sulle vetrate e dalle immagini di giovani clienti dai tratti asiatici esposte al pubblico. Anche la natura ufficiale dell’attività, specializzata in massaggi corporei, era ben visibile attraverso i listini dei prezzi e dei trattamenti affissi all’ingresso. Tuttavia, l’ispezione delle forze dell’ordine ha rivelato una realtà ben diversa e decisamente più oscura.
All’interno del locale, i militari hanno scoperto che le dipendenti, tutte prive di un regolare contratto d’impiego e sprovviste di documenti di identità in quanto irregolari sul territorio italiano, venivano impiegate a turno in prestazioni sessuali a pagamento. La titolare dell’attività, una donna di nazionalità cinese di 50 anni, è stata denunciata a piede libero per sfruttamento della prostituzione, mentre i sigilli sono scattati immediatamente per l’intera struttura.
Il blitz nel Rione Monti non è rimasto un episodio isolato, ma si inserisce in una più vasta e mirata ondata di controlli che ha interessato diverse zone della Capitale. Le forze dell’ordine hanno infatti esteso le verifiche ad altre strutture simili, portando alla chiusura definitiva di altri due centri massaggi. Il primo è stato individuato in via Saluzzo, nel quartiere Appio-Latino, mentre il secondo si trovava in via Carlo Felice. In entrambi i casi, le autorità hanno riscontrato molteplici violazioni amministrative e penali, che spaziavano dall’impiego di manodopera in nero alla totale assenza delle necessarie autorizzazioni amministrative e sanitarie per l’esercizio dell’attività al pubblico.
L’azione coordinata tra l’Arma dei Carabinieri e i caschi bianchi ha portato inoltre alla sospensione temporanea della licenza per altri due esercizi commerciali situati rispettivamente in via Belisario, nei pressi di via Venti Settembre, e in via Cadorna. Queste ultime due attività erano gestite da cittadini di origine thailandese che avevano avviato l’attività omettendo comunicazioni obbligatorie alle autorità competenti e impiegando personale sprovvisto della formazione professionale richiesta per l’esecuzione dei trattamenti corporei. In sostanza, i dipendenti venivano inseriti nei turni di lavoro senza possedere le qualifiche necessarie.
Dall’inizio del 2026 a oggi, il bilancio complessivo delle ispezioni operate sul territorio capitolino parla di circa 100 strutture controllate e sanzionate per gravi carenze documentali o per la totale mancanza dei titoli autorizzativi. Già un anno fa, la polizia locale aveva smantellato una rete analoga di centri a luci rosse che si estendeva dal quartiere Prenestino fino alla stazione Termini, confermando la pervasività di un fenomeno criminale che continua a sfruttare giovani donne vulnerabili e prive di documenti nel cuore di Roma.
M.M.