
Roma, minacciava e picchiava la compagna incinta: a processo un 34enne
Una dolorosa vicenda di violenza domestica e persecuzione psicologica è emersa dalle aule del tribunale di piazzale Clodio a Roma, dove un uomo di 34 anni è stato ufficialmente rinviato a giudizio con le pesanti accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni. Al centro del procedimento giudiziario c’è la drammatica spirale di abusi subiti da una ragazza di origini messicane di 28 anni, adottata in tenera età da una famiglia italiana, la quale ha trovato il coraggio di interrompere il silenzio e denunciare il proprio partner dopo mesi di sofferenze e gravi pericoli per la propria incolumità e per quella della figlia che portava in grembo.
La relazione, che per la giovane rappresentava il primo legame sentimentale di rilievo della sua vita adulta, era iniziata dopo un primo incontro favorito da alcune amicizie condivise. La successiva decisione di andare a convivere, presa nell’autunno del 2024, ha segnato l’inizio di un periodo drammatico in cui l’abitazione della coppia si è trasformata in un teatro di vessazioni quotidiane. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti guidati dal pubblico ministero Vittoria Petronella, il comportamento dell’imputato sarebbe progressivamente degenerato in una sequenza continua di insulti, minacce di ritorsione ed epiteti ingiuriosi, spesso esasperati dal frequente consumo di sostanze stupefacenti che rendevano l’uomo del tutto incontrollabile. Tra le frasi intimidatorie rivolte regolarmente alla compagna, e finite nei verbali d’indagine, figuravano espressioni inequivocabili come «Io te la faccio pagare».
Le aggressioni verbali si sono presto tradotte in brutali azioni fisiche. Gli atti d’accusa descrivono un primo grave episodio risalente alla primavera del 2025, quando l’uomo avrebbe trascinato con la forza la giovane all’interno della camera da letto, colpendola ripetutamente con una serie di pugni sul fianco e tentando persino di soffocarla premendole un cuscino sul volto. Nonostante il terrore e l’isolamento legati alla scelta iniziale di non confidarsi con familiari o conoscenti, la situazione è ulteriormente precipitata nei mesi successivi, senza che la furia dell’uomo si placasse nemmeno dinanzi alla successiva gravidanza della compagna.
L’episodio più cruento si è consumato nell’ottobre dell’anno scorso, quando l’imputato si è avventato contro la donna incinta colpendola con estrema violenza al volto mediante schiaffi e pugni. Nel corso di tale aggressione, l’uomo l’ha afferrata per il collo per poi scaraventarla contro una parete dell’appartamento, incurante dello stato di gestazione avanzato e pronunciando parole spietate come «Non me ne frega un c… se morite te e la bambina». Le lesioni riportate in quell’occasione hanno costretto la ventottenne a ricorrere alle cure d’emergenza del pronto soccorso, dove il personale sanitario le ha riscontrato traumi guaribili in dieci giorni. Questo definitivo accesso alla struttura ospedaliera ha fortunatamente convinto la vittima a formalizzare la querela, dando il via agli accertamenti giudiziari che costringeranno ora l’uomo a difendersi dalle accuse nel corso di un processo penale.
M.M.