
Arrestato Er Palletta: torna in carcere l’ex boss della banda della Magliana
A Roma sembra quasi che certe storie non vogliano proprio saperne di finire nel dimenticatoio, rincorrendosi in un eterno ritorno che mescola la polvere dei vecchi faldoni giudiziari con la cronaca più cruda del presente. L’ultima operazione condotta dai carabinieri nella Capitale ha portato all’arresto di 13 persone, ma il nome che ha fatto sussultare gli investigatori e l’opinione pubblica è quello di Raffaele Pernasetti. Classe 1950, meglio conosciuto negli ambienti della malavita come Er Palletta, Pernasetti è stato per decenni un volto iconico della banda della Magliana, una figura che molti credevano ormai dedita esclusivamente alla ristorazione dopo anni di carcere e un percorso di reinserimento che lo vedeva impegnato ai fornelli nel locale del fratello. Evidentemente, però, il richiamo della strada e del controllo del territorio è stato più forte della tranquillità di una cucina.
L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura capitolina, ha scoperchiato un fitto sistema di approvvigionamento e smercio di stupefacenti che toccava quartieri storici e popolari come il Trullo, Corviale, la Magliana Nuova, fino a spingersi verso Monteverde Nuovo e la Garbatella. Pernasetti, secondo le pesanti accuse mosse dagli inquirenti, non si sarebbe limitato a un ruolo di consulenza, ma avrebbe favorito attivamente l’attività di rifornimento per le piazze di spaccio, raccordandosi con un gruppo di narcotrafficanti stabilmente insediato a San Basilio. Questo sodalizio criminale vantava legami pericolosi con una famiglia della ‘ndrangheta originaria di Platì, a dimostrazione di come le gerarchie della delinquenza romana sappiano ancora tessere tele che uniscono le periferie romane alla criminalità organizzata calabrese.
Un dettaglio che ha colpito particolarmente gli investigatori durante le perquisizioni è stato il ritrovamento di un quaderno contrassegnato dalla sigla L1. Tra quelle pagine, scritte a mano con una cura quasi aziendale, erano elencate le regole disciplinari che ogni membro del gruppo doveva rispettare per evitare di compromettere l’intera organizzazione. Non si trattava di semplici consigli, ma di veri e propri ordini perentori: tenere il telefono sempre attivo, cambiare apparecchio rigorosamente ogni primo del mese per sfuggire alle intercettazioni e mantenere una puntualità assoluta agli appuntamenti. Per chi sgarrava, il sistema prevedeva sanzioni economiche immediate, delle vere e proprie multe che oscillavano tra i 50 e i 500 euro a seconda della gravità della mancanza. Era un metodo quasi militare per garantire l’efficienza di un business che non ammetteva distrazioni o ritardi.
Oltre alla gestione logistica e disciplinare, l’ordinanza firmata dal Gip evidenzia episodi di una violenza brutale che riportano la mente ai metodi più oscuri della vecchia Magliana. Pernasetti è infatti indiziato di aver minacciato un meccanico, arrivando a puntargli una pistola alla testa e a colpirlo fisicamente per riscuotere un debito legato all’acquisto di droga. Questo episodio di estorsione e lesioni gravi mostra come, dietro la facciata del cuoco riabilitato, covasse ancora la ferocia di chi è cresciuto in un’epoca in cui il potere si misurava con il piombo e la paura. Nonostante la semilibertà ottenuta nel 2011 per buona condotta e i tentativi di rifarsi una vita, Er Palletta sembra essere scivolato nuovamente in quel vortice di traffico d’armi, ricettazione e tentato omicidio che già in passato lo aveva portato a una condanna all’ergastolo, poi parzialmente riformata.
Il ritorno in carcere di Pernasetti chiude, almeno per il momento, un capitolo inquietante sulla capacità di resilienza della criminalità romana. Vedere un uomo di 75 anni coinvolto in dinamiche di spaccio così strutturate e aggressive fa riflettere sulla complessità dei percorsi di recupero per certi profili criminali. Ora spetterà alla magistratura stabilire se queste nuove accuse scriveranno la parola fine definitiva sulla lunga e tormentata carriera criminale di uno degli ultimi protagonisti di quella banda che voleva conquistare Roma.
M.M.