
Gioia Musetti, dopo il trionfo a Lione: “Ho vinto e rivisto la luce. Ora rivoglio la Top 10”
Quattro anni esatti separano Lorenzo Musetti dal suo ultimo titolo: era il 23 ottobre 2022, a Napoli, quando battendo Berrettini in finale conquistava il secondo trofeo della carriera. Il successo di Lione arriva dopo una stagione tormentata. A gennaio, all’Australian Open, uno stop per una lesione allo psoas lo aveva costretto al ritiro mentre conduceva due set a zero con Djokovic, quando era a un passo dal salire al numero 3 del ranking. Da lì una lunga serie di problemi fisici e mentali, e una discesa dal quinto al ventiseiesimo posto, che occupa da oggi.
Il tennista racconta di essersi sentito più volte sul punto di risalire, senza riuscirci: “Ogni volta che cercavo di tirare fuori la testa dall’acqua c’era qualcosa che me la ributtava giù”. Per questo considera il torneo un passaggio fondamentale: “Sono veramente contento e mi sento di dire che questo titolo è quasi meritato”.
In Francia era accanto a lui Gianluca Mager, cognato e nuovo membro dello staff, che affianca il coach Simone Tartarini. Musetti spiega che la scelta è nata dall’amicizia e dal passato condiviso, tra la Serie A e i Futures: “Sapete che sono un po’ romantico, quindi c’è anche del romanticismo dietro tutto ciò”. Alle critiche per la presunta comfort zone replica: “L’ho fatta per ritrovare un po’ di serenità”. Aggiunge che Mager, avendo smesso da poco, porta un punto di vista da giocatore, e che il rapporto di lavoro prosegue da tempo.
Sull’infortunio australiano ammette di non averlo ancora superato del tutto: “Credo che non lo sarà mai, alle spalle”. Per mesi quel pensiero lo ha condizionato, finché ha capito che conta solo ciò che accadrà d’ora in avanti. Resta il rammarico: “mi piacerebbe qualche volta rigiocare quella partita con Djokovic, finirla in condizioni di salute”.
Decisivo a Lione è stato il servizio, su cui lavora da sempre, anche se quest’anno gli allenamenti sono stati spesso interrotti dai recuperi. Importante anche l’atteggiamento nei match più equilibrati, come quelli con Flavio Cobolli e con Van Assche, che avrebbero potuto girare in entrambe le direzioni.
Ora l’obiettivo è chiudere bene l’anno, ritrovando continuità e condizione. “Non voglio dare numeri, però sicuramente cercare di rientrare nella top 10 è un sogno che credo di dover rincorrere”. Sulla Coppa Davis resta aperto, ricordando la ricchezza del tennis italiano: “cercherò di dare il mio contributo, come sempre”.