
Il sole che “mangia” lo smog: a Roma i marciapiedi mangia-inquinanti.
Da romano che gira la città tra cantieri infiniti e l’inconfondibile odore di smog dei grandi viali, quando senti dire che a Portuense si stanno posando mattoni capaci di “distruggere l’inquinamento grazie al sole”, la prima reazione oscilla tra lo scetticismo italico e la curiosità.
La notizia è reale e riguarda il Municipio XI: dopo via Gaetano Astolfi (trasformata nella prima strada scolastica dell’area), i cantieri si sono spostati su viale di Vigna Pia. Qui si sta rimuovendo il vecchio asfalto bituminoso per sostituirlo con betonelle fotocatalitiche.
Come funzionano (in parole semplici)?
Questi blocchetti in calcestruzzo hanno uno strato superficiale additivato con biossido di titanio. Quando vengono colpiti dalla luce del sole, innescano una reazione chimica (la fotocatalisi) che trasforma le sostanze nocive presenti nell’aria — prima tra tutte i micidiali ossidi di azoto (NOx) emessi dai tubi di scappamento — in sali innocui che vengono poi dilavati dalla pioggia.
Inoltre, l’intervento davanti alle scuole del plesso Vaccari sarà completato in autunno con la piantumazione di nuovi alberi e l’ampliamento delle “tazze alberate” per far respirare le radici. Un’iniziativa finanziata con fondi ministeriali che, almeno sulla carta, unisce sicurezza per i bambini, decoro e tutela della salute.
E nel resto d’Italia e del mondo? Funzionano davvero queste soluzioni?
L’idea di usare materiali fotocatalitici o “mangia-smog” non è una novità assoluta, ma negli ultimi anni ha visto sperimentazioni sempre più ampie a livello globale.
1. In Italia: Da Milano ai murales di Roma stessa
-
Milano e la Lombardia: Milano è stata tra le prime città europee a testare la pittura e l’asfalto fotocatalitico già dal 2002 (es. in via Salomone o nelle gallerie stradali). Gli studi condotti dal Politecnico di Milano hanno dimostrato che in condizioni ideali (forte irraggiamento solare e giusto ricircolo d’aria) questi materiali possono ridurre gli ossidi di azoto a livello della strada fino al 20-30%.
-
La street art ecologica (Roma ed Ostiense): A Roma stessa conosciamo già il principio grazie a iniziative private di arte urbana: il famoso murales “Hunting Pollution” ad Ostiense (il più grande d’Europa realizzato con pittura fotocatalitica Airlite) funziona con lo stesso principio chimico per purificare l’aria del quartiere.
2. Nel Mondo: Tokyo, Barcellona e Los Angeles
-
Tokyo (Giappone): È stata pioniera nell’uso di pavimentazioni fotocatalitiche per marciapiedi e grandi arterie stradali fin dagli anni ’90, combinandole con superfici riflettenti per abbattere anche l’effetto “isola di calore” estivo.
-
Los Angeles e le “Cool Pavements”: Negli USA, oltre ad additivi mangia-smog, si applicano speciali sigillanti chiari sull’asfalto per riflettere la luce solare. Questo riduce la temperatura del manto stradale fino a 10°C, riducendo indirettamente la formazione di ozono troposferico (uno dei principali inquinanti estivi).
-
Parigi e le “Strade Scolastiche” (Rues aux Écoles): Oltre al materiale tecnico, il modello di trasformare le vie d’accesso alle scuole in aree pedonali e verdi è esattamente quello promosso a Parigi, dove oltre 200 strade davanti agli istituti sono state chiuse alle auto e riqualificate con materiali drenanti e vegetazione.
La riflessione del cittadino: luci e ombre della sperimentazione
Da residenti non possiamo che accogliere con favore il fatto che i fondi pubblici vengano spesi per interventi innovativi a tutela dei bambini. Tuttavia, per far sì che questi interventi non rimangano “cattedrali nel deserto”, occorre considerare alcuni aspetti pratici:
-
La manutenzione è tutto: I materiali fotocatalitici funzionano solo se la superficie rimane pulita e colpita dalla luce. Se le betonelle vengono ricoperte da uno strato di polvere sottile, fango o macchie d’olio non lavate, l’efficienza della reazione chimica crolla vertiginosamente. Serve un lavaggio periodico delle strade.
-
Continuità degli interventi: Due strade a Portuense sono un ottimo inizio laboratoriale, ma la qualità dell’aria di Roma si gioca sulla continuità dei grandi assi viari (Tangenziale, Via Cristoforo Colombo, Via Salaria).
-
Approccio integrato: Il materiale “mangia-smog” è un palliativo utile, ma la vera differenza la fa la piantumazione di alberi a fusto alto (che assorbono anche CO2 e PM10, cosa che la chimica del calcestruzzo non fa) e la reale riduzione dei veicoli in circolazione nelle ore di punta.
L’esperimento di Portuense è un segnale di ammodernamento incoraggiante: la speranza è che i dati di monitoraggio sull’aria di via Astolfi e viale Vigna Pia confermino l’efficacia, spingendo il Comune ad adottare queste betonelle come standard per tutti i futuri rifacimenti dei marciapiedi della Capitale.