
Sequestro record di 216 chili di droga Khat allo scalo di Fiumicino
Due giovani amici di nazionalità israeliana, rispettivamente di 22 e 23 anni, giunti in Italia con il dichiarato intento di trascorrere una vacanza estiva, sono stati fermati presso lo scalo aeroportuale di Fiumicino con un carico record di 216 chilogrammi di khat, sostanza comunemente nota come la droga dell’amicizia e della preghiera. Si tratta di uno dei più imponenti sequestri di questo specifico stupefacente mai effettuati sul territorio nazionale. I mazzetti e gli arbusti freschi, contenenti le foglie e i germogli della pianta Catha edulis, erano stati distribuiti all’interno di sette valigie di enormi dimensioni, tutte imbarcate a nome del passeggero più giovane. Essendo l’unico intestatario dei bagagli, il 22enne, privo di precedenti penali, è stato denunciato a piede libero alla Procura di Civitavecchia, mentre il suo compagno di viaggio non ha subito provvedimenti restrittivi.
Il khat contiene un alcaloide dagli spiccati effetti stimolanti che, se masticato, genera stati di eccitazione, euforia e forte dipendenza. I suoi principi attivi principali, la catina e il catinone, presentano una correlazione chimica con l’amfetamina, pur avendo un impatto sul sistema nervoso meno devastante rispetto a quello della cocaina. Per via dei costi contenuti viene spesso definita la droga dei poveri, anche se il caldo estivo ne amplifica gli effetti e il forte senso di sazietà che ne deriva la rende ricercata anche da chi segue regimi alimentari drastici e non controllati.
La vicenda ha avuto inizio lo scorso dodici giugno, quando i due giovani, partiti dall’aeroporto di Tel Aviv, sono atterrati a Fiumicino. Appena superati i controlli doganali, sono stati intercettati dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma operativi presso l’aeroporto Leonardo da Vinci, in stretta sinergia con i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I finanzieri si sono insospettiti per l’insolito numero di colli al seguito, costituiti da sette valigie dal peso di circa 30 chili ciascuna, registrate e pagate all’ultimo momento utile prima dell’imbarco in stiva a Tel Aviv. Sottoposto a un’intervista mirata, il 22enne ha fornito risposte estremamente vaghe e contraddittorie sui motivi del viaggio e sulla durata del soggiorno in Italia.
I sospetti hanno spinto le fiamme gialle a scansionare i bagagli ai raggi X, rilevando anomalie strutturali che hanno imposto l’apertura forzata dei trolley. All’interno sono stati rinvenuti i mazzetti di khat pronti al consumo. Durante l’interrogatorio, il giovane denunciato ha ammesso che l’ingente carico era destinato a essere consumato durante una grande festa programmata per i giorni successivi. L’efficacia del principio attivo del khat è infatti estremamente limitata nel tempo, esaurendosi entro tre o quattro giorni dal raccolto, motivo per cui la sostanza viene solitamente avvolta in foglie di banana per preservarne la freschezza durante il trasporto aereo.
In Italia la sostanza trova diffusione soprattutto tra le comunità di origine mediorientale e africana, contesti in cui il consumo è legato a momenti di socialità, preghiera o ascolto musicale. L’uso sistematico di questa pianta, tipico dello Yemen e del Corno d’Africa, rallenta tuttavia lo sviluppo sociale delle popolazioni a causa dell’assuefazione che genera nei consumatori di ogni età.
M.M.