
E’ di nuovo tensione Iran-USA: rischio nuovo blocco di Hormuz
La situazione nello Stretto di Hormuz si fa sempre più incandescente, trasformando questo braccio di mare in uno scenario di scontro aperto dove la Marina militare americana ha preso di mira nelle ultime ore le motovedette iraniane. Queste ultime continuano a muoversi tra le imbarcazioni ferme, diffondendo il terrore tra gli equipaggi. In questo contesto di totale incertezza, caratterizzato da un continuo alternarsi di notizie sulle aperture e chiusure del passaggio, si sono già accumulate più di duecento navi. A bordo ci sono migliaia di lavoratori che chiedono soltanto di poter svolgere la propria attività in pace. La guerra per il controllo di Hormuz si combatte ormai a colpi di dichiarazioni ufficiali, ma anche con episodi concreti come il lancio di mortai. L’osservazione dei sistemi di rilevamento satellitare e dei tracciati di Marine Traffic mostra uno scenario analogo a quello precedente al cessate il fuoco, con unità navali statunitensi e motovedette iraniane che si incrociano costantemente in quei venti chilometri di canale. Se alcune imbarcazioni attendono di entrare in attesa del via libera dalle raffinerie per trovare banchine libere, quelle in uscita rimangono collegate alle radio di bordo nel tentativo di individuare una rotta sicura.
In queste ore decisive si gioca il futuro prossimo del Golfo Persico, in un contesto in cui gli interessi legati al petrolio e al denaro sembrano aver superato le motivazioni originarie del conflitto, inizialmente dichiarato per distruggere l’uranio arricchito. Il presidente statunitense Donald Trump ha usato toni durissimi per descrivere gli ultimi sviluppi, confermando gli attacchi e affermando che lo stretto resta aperto. Lo stesso Trump ha ammesso di aver rinunciato a molte delle pretese iniziali nei negoziati, incluse quelle sul nucleare, sottolineando tuttavia che dopo poche ore è stata colpita una nave. Da parte sua, l’Iran sostiene che lo stretto sia chiuso e che solo i pasdaran possano indicare le rotte sicure, introducendo la richiesta di un pagamento per il transito. Questa pretesa apre una trattativa complessa che coinvolge l’intera comunità internazionale. L’applicazione di un vero e proprio pedaggio rappresenterebbe un precedente pericoloso per il principio di libera navigazione nei mercati internazionali. Di conseguenza, appare più percorribile l’ipotesi di mascherare il pagamento sotto forma di tariffe per servizi nautici erogati dalle autorità locali, una modalità simile a quella già in uso nel Canale di Suez.
Le autorità di Teheran sembrano orientate verso questa soluzione e hanno spiegato il blocco temporaneo motivandolo con la presenza militare statunitense nella regione. L’amministrazione locale ha specificato: «A causa dei recenti movimenti illegali delle forze militari statunitensi nella regione, il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è attualmente impossibile». Subito dopo, le medesime fonti governative hanno cercato di rassicurare gli operatori: «non appena la stabilità e la calma saranno ripristinate, tutte le richieste saranno esaminate e i permessi necessari saranno rilasciati secondo il programma previsto. Le autorizzazioni saranno rilasciate solo tramite il sito web dell’Autorità». L’obiettivo strategico dell’Iran è quello di utilizzare i proventi di Hormuz per finanziare la ricostruzione del Paese, dimostrando di poter tenere in scacco l’economia mondiale. La Marina delle Guardie Rivoluzionarie ha confermato questa linea di fermezza, ribadendo di non aver autorizzato il transito di alcuna imbarcazione. Di fronte al pericolo dei droni, gli armatori internazionali, compresi quelli italiani, hanno ordinato alle proprie navi di fermarsi. Al tempo stesso, le grandi compagnie marittime stanno studiando vie alternative via terra, su gomma e rotaia, o tramite ponti aerei per evitare l’imbuto di Hormuz e garantire la continuità dei flussi commerciali globali, pur accettando un inevitabile aumento dei costi di trasporto.