
Aldo Montano in ospedale per uno shock anafilattico dopo una cena a Roma
La serata sembrava procedere in totale serenità per l’ex schermitore azzurro Aldo Montano, seduto a tavola nel centro storico di Roma in compagnia di alcuni amici, quando all’improvviso si è scatenata una violentissima crisi respiratoria. L’atleta ha smesso improvvisamente di respirare e soltanto la reazione immediata di uno dei presenti, che lo ha caricato in auto per una corsa disperata verso la struttura sanitaria più vicina, ha evitato che la situazione precipitasse in una tragedia irreparabile. Il campione olimpico di Atene 2004 ha varcato l’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito alle 21.18 di mercoledì scorso, manifestando i sintomi inequivocabili di un grave shock anafilattico provocato dalla sua nota e severa allergia alla caseina, la principale proteina contenuta nel latte e nei suoi derivati.
Dopo essere stato sottoposto alle terapie d’urgenza e aver superato la fase più critica, i medici hanno deciso di trattenerlo precauzionalmente in osservazione per tutta la notte, dimettendolo nella mattinata di giovedì. A distanza di qualche giorno dal grande spavento, lo stesso Montano ha voluto denunciare pubblicamente l’accaduto attraverso il proprio profilo Instagram, pubblicando una foto che lo ritrae sul letto d’ospedale con la maschera dell’ossigeno. L’ex sciabolatore ha spiegato di essersi recato per la prima volta in quel locale e di aver premurosamente avvertito il personale di sala riguardo alla propria patologia medica prima di ordinare le pietanze. Nonostante le rassicurazioni, una probabile contaminazione crociata in cucina o la presenza nascosta della proteina in uno degli alimenti serviti ha innescato la gravissima reazione immunitaria. Al momento non sono state presentate denunce formali alle autorità competenti, ma il campione non esclude di procedere per vie legali nei prossimi giorni, offrendo intanto una dura condanna morale contro la superficialità diffusa nel settore della ristorazione.
Le parole affidate ai social dall’atleta livornese descrivono perfettamente la drammaticità di quei concitati momenti: «Ancora una corsa in ospedale. Ancora adrenalina, paura, farmaci. Ancora una volta con la vita appesa a un filo. Sono allergico alla caseina. Non è un capriccio, non è una moda alimentare, non è un’intolleranza. È un’allergia potenzialmente mortale. Eppure è successo di nuovo. Durante una cena in un ristorante di Roma, dopo aver comunicato chiaramente la mia allergia, mi sono ritrovato a lottare per la vita. Nel 2026 è inaccettabile che ci siano ancora superficialità, impreparazione e una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari. Quando una persona informa il personale di avere un’allergia, non sta chiedendo un favore: sta consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve quel piatto». Montano ha poi proseguito nel suo sfogo sottolineando l’assoluta necessità di un cambio di mentalità collettivo: «È ora che le allergie alimentari vengano trattate per quello che sono: un’emergenza potenziale, non un dettaglio da ignorare. Perché tra una cena e una tragedia, a volte, c’è solo un errore. Un ringraziamento enorme a tutto lo staff ospedaliero, le dottoressa Roberta e Annalisa e Tiziano del pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito ed al mio driver coraggioso».
La vicenda di Montano richiama alla memoria altri drammatici eventi recenti legati alla medesima patologia, come la scomparsa avvenuta solo tre mesi fa della quindicenne Sofia Di Vico, deceduta per una crisi analoga dopo aver cenato in una struttura ricettiva romana dove alloggiava con la sua squadra di basket per un torneo. Sul tema della sicurezza e della prevenzione è intervenuto anche il professor Cristiano Caruso, direttore dell’Unità operativa semplice dipartimentale di Allergologia e immunologia clinica della Fondazione policlinico Agostino Gemelli e segretario alla presidenza della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica. L’esperto ha spiegato che nel caso di soggetti fortemente sensibilizzati basta una quantità infinitesimale di allergene per scatenare l’anafilassi, e che il pericolo non risiede soltanto nell’ingrediente in sé, ma anche in una stoviglia o in un utensile da cucina non perfettamente lavati. Oltre all’uso immediato dei farmaci salvavita in fase acuta, lo specialista consiglia di intraprendere percorsi specifici di desensibilizzazione presso centri specializzati, un trattamento che prevede l’esposizione controllata e graduale a dosi minime e diluite della sostanza per educare il sistema immunitario a riconoscerla senza attivare risposte infiammatorie distruttive.
M.M.