
Roma, al Teatro Arcobaleno l’esperimento scenico tra Dostoevskij e l’Accademia di Belle Arti
Il Teatro Arcobaleno si prepara ad accogliere un appuntamento culturale di eccezionale valore artistico e sperimentale, programmato per la serata del prossimo 3 giugno 2026 alle ore 21. Sul palcoscenico romano andrà in scena lo spettacolo intitolato “Frammenti da Le Notti Bianche”, una rielaborazione drammaturgica tratta dal celebre capolavoro letterario dello scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Questo ambizioso progetto teatrale vede come assoluti protagonisti i registi e interpreti Diamara Ferrero e Paolo Minnielli, i quali hanno curato personalmente sia l’adattamento del testo sia la messinscena complessiva, dando vita a un’opera che valica i confini tradizionali della rappresentazione per farsi vera e propria ricerca visiva e antropologica.
La genesi di questo lavoro si fonda interamente sull’incontro sinergico tra l’esperienza dei due attori e l’immaginario degli studenti dei corsi di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti. Il confronto dialettico tra la lettura critica elaborata da Minnielli e Ferrero e le intuizioni creative dei giovani allievi ha guidato passo dopo passo l’intero processo di costruzione dello spettacolo. La visione centrale attorno a cui ruota l’allestimento propone che la struttura scenica non sia una semplice decorazione di sfondo, ma si riveli piuttosto come la proiezione tangibile dello spazio interiore del Sognatore. Il protagonista, rinchiuso nel proprio isolamento esistenziale, si ritrova a rivivere l’incontro amoroso con la fanciulla Nasten’ka, una figura che si dimostra tutt’altro che un’immagine eterea o idealizzata e che sceglierà senza esitazione di volgere i propri passi in direzione della vita reale, spezzando l’illusione.
La realizzazione di questo impianto visivo ha richiesto un cammino metodologico rigoroso e graduale, caratterizzato dalla formulazione e dalla costante verifica di diverse ipotesi progettuali. Nel corso dell’allestimento si è proceduto accogliendo e respingendo tesi, partendo dall’analisi accurata dei costumi dei personaggi e continuando a plasmare lo spazio fisico della scena come se si trattasse di argilla malleabile, fino a raggiungere un perfetto sodalizio tra l’azione drammatica e il luogo stesso in cui essa si manifesta. Il presupposto didattico e artistico del corso si basa sulla convinzione che la scenografia debba configurarsi come un dispositivo dinamico in continua connessione con l’attore, capace di influenzare il gesto e la parola e, al contempo, di lasciarsi modificare da essi.
In una fase successiva del percorso accademico, il progetto è stato condiviso con gli studenti del corso di Direzione della Fotografia guidati dal professor Tullio Gubinelli. Questa collaborazione ha permesso di ospitare l’azione scenica all’interno delle aule scolastiche per la realizzazione di un breve filmato, finalizzato a esaltare il valore plastico delle scenografie in rapporto all’uso della luce e a sintetizzare la specifica chiave interpretativa dei registi. Anche l’ideazione e la manifattura dei costumi hanno seguito un iter analogo di eccellenza laboratoriale all’interno del corso della professoressa Claudia Federici, con la supervisione specialistica di Andrea Sorrentino. Nelle note di regia che accompagnano l’opera, gli autori sollevano interrogativi profondi sulla natura della memoria e sui meccanismi della psiche umana, domandandosi «Cosa accade se indaghiamo la mente ipertrofica del Sognatore delle notti bianche, che si aggira nello spazio plastico del suo ricordo e lo manipola? Cosa accade nel momento in cui in questo spazio-memoria fa il suo ingresso un elemento reale?». Questa collisione tra l’universo immaginifico e la concretezza del quotidiano rappresenta il nucleo poetico dello spettacolo coordinato da Novella Tabili, che si avvale del disegno luci di Marco Palmieri, delle musiche di Claudia Federici e delle grafiche di Emanuele Perini, offrendo al pubblico un’esperienza teatrale totale e indimenticabile.