
Roma, omicidio Ilaria Sula: chiesto l’ergastolo per Mark Samson
Il giorno che avrebbe dovuto segnare il 24esimo compleanno di Ilaria Sula si è trasformato per la sua famiglia in un momento di grande sofferenza all’interno dell’aula bunker di Rebibbia. I genitori Flamur e Gezime, insieme al figlio Leon, hanno assistito alla pesante richiesta di condanna formulata dai pubblici ministeri Giuseppe Cascini e Maria Perna, i quali hanno invocato l’ergastolo per Mark Samson, accusato dell’omicidio della giovane. Le parole del padre descrivono un vuoto incolmabile: «Sentire che nostra figlia ha sofferto così tanto è devastante, lui merita l’ergastolo tutta la vita. Ma il vero ergastolo ce lo abbiamo io, mia moglie e mio figlio». Durante una requisitoria durata circa 3 ore, i magistrati hanno ricostruito minuziosamente la pianificazione e l’esecuzione del delitto, avvenuto il 26 marzo dello scorso anno, definendolo come un piano portato a termine con estrema lucidità.
Secondo la ricostruzione della procura, la vittima è stata dapprima «picchiata con una violenza inaudita anche quando era a terra» e successivamente «accoltellata per tre volte al collo, talmente stordita dai pugni da non riuscire neanche a difendersi». Il procuratore aggiunto Cascini ha descritto l’atto come «un omicidio programmato, ed eseguito con una freddezza difficile da immaginare». Subito dopo il delitto, il 24enne si sarebbe adoperato per ripulire la scena del crimine nella sua stanza in via Homs, nel quartiere Africano, avvalendosi del supporto della madre, la quale ha già patteggiato una pena a due anni per occultamento di cadavere. Il corpo di Ilaria è stato poi chiuso in una valigia e abbandonato in un dirupo fuori città, mentre l’imputato continuava a utilizzare lo smartphone della ragazza per simulare un allontanamento volontario. Samson, accusato di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, ha preferito non presenziare all’udienza, rimanendo in cella.
La pm Maria Perna ha approfondito le dinamiche della relazione, spiegando come il giovane avesse «intrappolato Ilaria in una relazione in cui aveva monopolizzato la sua vita» la vittima. Descritto come una «persona abituata a mentire, manipolatore», Samson avrebbe finto di accettare una pausa sentimentale richiesta da Ilaria a fine febbraio, iniziando però a controllarla in modo ossessivo e impossessandosi delle sue credenziali social per spiarne le conversazioni. Questo controllo avrebbe generato in lui una crescente frustrazione, culminata quando la ragazza ha avviato una conversazione su una nota piattaforma di messaggistica con un altro giovane. Per l’avvocato di parte civile Giuseppe Sforza, «ciò che muove Samson è la paura di perdere Ilaria, il suo allontanarsi è un’offesa alla sua personalità e la risolve eliminando il problema».
L’incontro del 25 marzo si è rivelato una trappola tesa alla vittima. Nei giorni precedenti, Samson aveva confidato agli amici intenzioni inequivocabili come «Ilaria è solo mia, finirò in galera» e «Stasera la incontro e stasera vede». Prima dell’arrivo della ragazza, l’imputato aveva intimato alla madre di «non entrare in camera per nessun motivo», organizzando l’appuntamento in tarda serata poiché «convinto che a quell’ora i genitori dormono». La pm Perna ha rimarcato la ferocia dell’azione, sottolineando che «Samson ha ucciso con freddezza e lucidità allarmanti» e che la sua frustrazione è chiaramente visibile dalle analisi autoptiche.
Nonostante l’assenza della crudeltà in senso strettamente giuridico, il procuratore Cascini ha evidenziato la totale mancanza di ravvedimento del giovane: «non ha avuto nessuna pietà. C’era tempo anche per fermarsi, ma lui non l’ha fatto e probabilmente l’ha guardata morire. Non ha avuto pietà quando l’ha gettata via come un rifiuto o quando ha passato le sere dopo l’omicidio a divertirsi fino all’arresto. Non ha avuto pietà nemmeno nel raccontarci la verità su cosa è successo quella notte». Un ulteriore elemento di sofferenza per la famiglia è emerso dal comportamento tenuto da Samson il 29 marzo, quando si è presentato in commissariato chiedendo 200 euro al padre di Ilaria con la scusa di un vecchio prestito. Il pm ha concluso chiedendo il massimo della pena per quello che ha definito un tentativo di infangare la memoria della vittima: «Quanta crudeltà c’è in una persona che ha appena ammazzato la figlia di quest’uomo e gli fa una richiesta del genere? Sta dentro quel disegno di sporcare l’immagine di Ilaria anche dopo la morte e tutto questo impone l’applicazione della pena massima dell’ergastolo».
M.M.